Un grande occhio osserva lo spettatore: nella pupilla nera si specchia un teschio. È la morte, “colei che guarda noi tutti”, disse lo stesso Escher parlando a proposito di una delle sue immagini più famose. E’ l’incipit per una mostra che ha il merito di raggruppare accanto ad una serie di opere celeberrime –quelle con le prospettive aberrate o con le illusioni ottiche- anche alcune serie meno note dell’artista olandese.
La maggior parte dei pezzi, un centinaio circa, provengono dalla Fondazione Escher di Baarn – da lui stesso istituita nel 1968 – da collezioni private e da importanti musei olandesi (il Rijksmuseum di Amsterdam ed il Gemeentemuseum de l’Aja). Tra queste, rivestono un interesse particolare quelle che ritraggono i paesaggi italiani: Escher aveva soggiornato a lungo in Italia e a Roma ma, contrariamente alla maggior parte degli artisti stranieri nel bel paese, non era interessato, come dichiarò in un’intervista, all’epoca barocca e rinascimentale. Ciò che lo interessava piuttosto, erano i paesaggi del sud che ritrae spesso attraverso una veduta prospettica dall’alto, com’è il caso di Atrani del 1931, che raffigura lo sperone di roccia con il paesino arroccato, o Troppa del 1931.
Numerose xilografie sono pure dedicate a Roma, città dove si stabilì per alcuni anni, poco dopo il suo matrimonio, in un appartamento che acquistò a Monteverde. A volte, il suo occhio di artista si sofferma sui dettagli di un paesaggio che fissa nell’opera grafica: è il caso di Interno di San Pietro, del ’35, dove si vede la parte alta della basilica, oppure Roma e il drago borghese del ‘27 in cui risalta, tratteggiata, una splendida veduta del centro storico.
Assieme alle stampe dedicate all’Italia, sono presenti anche i pezzi “forti”, gli inganni ottici, come Mani che disegnano del 1948, oppure Cascata, con l’acqua che sale del 1961 e il famoso autoritratto intitolato Mano con sfera riflettente. “In questo specchio egli vede un’immagine molto più completa dell’ambiente circostante, di quella che avrebbe attraverso una visione diretta.” spiegò Escher “la sua testa, o più precisamente, il punto tra i suoi occhi, si trova al centro. In qualsiasi direzione si giri, egli rimane il punto centrale. L’ego è invariabilmente il centro del suo mondo”. Una conclusione lapidaria, ma veritiera.
prima immagine: Escher, Mano con sfera riflettente litografia 1935 Fondazione Escher ©2004 The M.C. Escher Foundation – Baarn – Netherlands – M.C. Escher® is registered trademark of M.C. Escher Foundation
consuelo valenzuela
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