Categorie: roma

fino al 23.IX.2001 | Figure e paesaggi tra Italia e Stati Uniti | Roma, Museo Hendrik Christian Andersen

di - 29 Agosto 2001

Una manciata di anni, tra la fine di un Ottocento suggestionato dal Simbolismo, eppure ancora rassicurato dalla promessa di felicità e progresso, e i primi decenni di un Novecento, che forse avverte l’imminente tramonto di un’epoca come una luce dorata, senza immaginare la tragedia del crollo: lo hanno chiamato anche “crepuscolo degli dei”, ma loro, gli dei, in quel momento non potevano saperlo.
Non erano divinità o geni maledetti, né Hendrik Christian Andersen , né Andreas, il fratello dotato di maggior talento, che morirà prematuramente nel 1902; norvegesi d’America, educati in Europa, italiani d’adozione, fanno parte di quella elite cosmopolita di scrittori, artisti, intellettuali, eredi di una sorta di grand tour perpetuato, lungo da durare una vita, perché gran parte della loro esistenza la spenderanno viaggiando, scegliendo ogni volta dove sostare (ma le tappe, cambiando l’ordine sono per tutti pressoché le stesse), e ricreando in ogni luogo quella piccola “corte”, fatta di parole, di letture, di progetti – ma quasi tutti irrealizzabili – di utopie e decadenti riflessioni. Potrebbe essere un romanzo di Edith Wharton o di William James ed è anche la vita dei due fratelli Andersen, tra l’Italia e gli Stati Uniti.
C’è la baia di Newport, vista da una nave che fa rotta verso Boston, ci sono le coste italiane, Gaeta, Formia, poi la campagna laziale… Hendrik dipinge dal vero, con quello stile che cerca la nitidezza – e che, purtroppo, il più delle volte incorre nella pedanteria del troppo descrivere – attraverso i colori limpidi, il tratto deciso, che semplifica, che rende tutto ben visibile, fino all’orizzonte. Altre volte la pennellata diventa pastosa e allora il colore si sbriciola, si fa quasi materia, così la facciata del Duomo di Orvieto – memoria delle celeberrime Cattedrali di Monet – può reagire alla luce del sole, anche se la sensazione è quella di un perfetto “esercizio di stile”.
Andreas ritrae il fratello, la moglie Olivia Cushing, l’entourage della buona società di Boston: volti, personaggi, giardini, qualche veduta : tutto si compone con tratti di colore nervosi, come se l’atmosfera vibrasse.

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maria cristina bastante


Villa Helene, Via Pasquale Stanislao Mancini, 20 – 00196 Roma
Tel.063219089 – 0632298302- fax 06322157
Orari da martedì a domenica 9.00 – 20.00. lunedì chiuso
Ingresso alla mostra gratuito
Ingresso atelier piano terra L.6000
Catalogo SACS a cura di Elena di Majo L.15.000
Website www.gnam.arti.beniculturali.it

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