Una manciata di anni, tra la fine di un Ottocento suggestionato dal Simbolismo, eppure ancora rassicurato dalla promessa di felicità e progresso, e i primi decenni di un Novecento, che forse avverte l’imminente tramonto di un’epoca come una luce dorata, senza immaginare la tragedia del crollo: lo hanno chiamato anche “crepuscolo degli dei”, ma loro, gli dei, in quel momento non potevano saperlo.
Non erano divinità o geni maledetti, né Hendrik Christian
C’è la baia di Newport, vista da una nave che fa rotta verso Boston, ci sono le coste italiane, Gaeta, Formia, poi la campagna laziale… Hendrik dipinge dal vero, con quello stile che cerca la nitidezza – e che, purtroppo, il più delle volte incorre nella pedanteria del troppo descrivere – attraverso i colori limpidi, il tratto deciso, che semplifica, che rende tutto ben visibile, fino all’orizzonte. Altre volte la pennellata diventa pastosa e allora il colore si sbriciola, si fa quasi materia, così la facciata del Duomo di Orvieto – memoria delle celeberrime Cattedrali di
Andreas ritrae il fratello, la moglie Olivia Cushing, l’entourage della buona società di Boston: volti, personaggi, giardini, qualche veduta : tutto si compone con tratti di colore nervosi, come se l’atmosfera vibrasse.
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