Fotografie dove i poli ombra-luce,
proiettati sul piano metaforico e non come concetti monolitici in reciproca
negazione, convivono come ricerca dialettica, sottigliezza compositiva e di
intenti. Qui la presenza delle opposizioni non dà luogo a una scelta obbligata
tra negativo e positivo, semmai proprio da tale dualismo non gerarchico né conflittuale si genera un movimento imprescindibile che
abbraccia la variegata serie nel suo insieme. “I lavori prendono forma non tanto dall’unicità del singolo scatto
quanto dalla compattezza del tutto”, scrive la curatrice, Francesca Orsi.
Ecco allora “una” visione di Roma
nel suo dettaglio, nella sua singolarità, nel suo acquisire senso così come
entra nell’obiettivo, in accordo col pensiero braudillardiano di considerare gli
oggetti sensibili alla ripresa quanto gli esseri umani. Disegni sull’asfalto,
scritte sui muri, scorci di sampietrini, profili di tetti contro il blu del
cielo. Nella trama urbana, una vibrazione di segni e colori e luci che lascia
trapelare suggestioni pittoriche, fornisce lo spunto per un livello di lettura
altro, in cui si sovrappongono presente e passato.
Questa tendenza a esplorare
antinomie (materia–astrazione, viaggio-permanenza, illusione-disincanto,
femminile-maschile) si risolve in una pluralità di immagini che fissano la
duplice incarnazione della chiarità e dell’oscurità, in un costante scambio
semantico enfatizzato sulla linea di confine: “Gli scatti sono una raffigurazione espressiva a metà, separata nel suo
mezzo”, continua Orsi.
Appena
un contenuto inizia a mostrare la propria forma, la linearità della narrazione viene interrotta. La “normalità” si offusca
in una poetica dell‘imprevisto, momento che racchiude una potenza creativa unica. La spaziatura fra le due metà della scena fa sì
che ogni parte si sottragga al vuoto per poi ricadervi: una rottura sul piano
percettivo che diventa movimento del pensiero. La tensione scaturita assumendo
il silenzio, la pausa, il buio, l’invisibile come base di un processo di
trasformazione del visivo, denota una sorta di ribellione intrinseca
all’immagine stessa.
E anche tra
le maglie di questa insurrezione si possono leggere amarezza e disillusione
(diversamente esplicite nello scatto Viva
l’Italia) nei confronti di una nazione in piena crisi, “un’Italia”, rivela la fotografa
americana, “dove anni fa ho scelto di
vivere e che ora nel suo costante “ingrigirsi” non riconosco più”.
lori
adragna
mostra visitata il 2 dicembre 2010
dal 2 al 23 dicembre 2010
Susan Kammerer – Have half a mind
AOCF 58 – Associazione Operatori Culturali Flaminia 58
Via Flaminia, 58 – 00196 Roma
Orario: da lunedì a venerdì ore 11-13 e 17-20
Ingresso libero
Info: tel. +39 063200317; aocf58@virgilio.it;
www.stanzesimiliacedri.net
[exibart]
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