Sono trascorsi cento anni dalla nascita dell’artista e,
per questa occasione, all’incirca cento opere vengono chiamate a comporre la
prima antologica dedicatagli nella Capitale. L’omaggio si apre con gli anni
‘30, decennio in cui il giovane Monachesi è tra i numerosi seguaci di Filippo Tommaso Marinetti, con i quali condivide
l’entusiasmo per la potenza dinamica dell’aeroplano, oggetto-simbolo del mito
del volo meccanico celebrato dall’aeropittura.
Dipinti e sculture – soprattutto gli allumini a luce
mobile – rimangono a testimoniare il periodo trascorso come futurista,
un’etichetta che l’artista sembra mettere in discussione già all’indomani dello
scoppio della Seconda guerra mondiale.
spazio a un bisogno di ritrovare nuovamente nel passato una fonte
d’ispirazione.
I difficile anni del dopoguerra trascorrono nella ripresa
di generi tradizionali come la natura morta, il ritratto e il paesaggio, ai
quali si accompagna una pennellata e un uso del colore debitori
dell’Espressionismo francese.
Sollecitata dai continui soggiorni a Parigi, l’arte di
Monachesi si avvia negli anni ‘50 a una progressiva sintesi dei volumi, basata
su un utilizzo di larghe campiture cromatiche, elette a elementi portanti nella
costruzione dell’immagine. Frutto emblematico di questo periodo rimane la serie
dei Muri ciechi,
dove solo poche tracce degli scorci di Parigi restano a rappresentare l’attesa
di un cambiamento.
Sarà
il 1962 a inaugurare per l’artista una nuova avventura, quando i tentativi di conquistare lo spazio da
parte di Stati Uniti e Unione Sovietica stimolano in Monachesi l’esigenza di
ideare un nuovo movimento, che chiamerà “Agravitazionale”. Aprendo questo nuovo ambizioso capitolo,
Monachesi non smentisce il suo eterogeneo iter artistico, dominato da un animo
curioso, entusiasta e sempre pronto a reinventarsi. “Agrà sa quel che fa e
fa quel che gli va”: l’allegria di
questo motto, ricordato dalla figlia Luce, riassume la nuova predisposizione
dell’artista, che si tuffa in nuove ardite sperimentazioni, dandosi alla
lavorazione di materiali inconsueti.
L’ultima
parte dell’esposizione è proprio dominata dal fascino sinuoso delle
fosforescenti opere in metacrilato e dalla straniante leggerezza delle Evelpiume. Queste creazioni in gommapiuma, legate con fili
che le plasmano e le sospendono nel vuoto, celano il ricordo mai sopito
dell’esperienza futurista e fanno concludere la rassegna con lo sguardo dello
spettatore rivolto verso il cielo. In perfetto stile Monachesi.
Monachesi
a Falconara Marittima
giulia
lopalco
mostra
visitata il 20 settembre 2010
dal
20 settembre al 24 ottobre 2010
Sante
Monachesi 1910-1991
a
cura di Stefano Papetti
Museo Fondazione Roma
Via del Corso, 320 – 00186 Roma
Orario: da martedì a domenica ore
11-20 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Ingresso: intero € 6; ridotto € 4
Catalogo De Luca Editori d’Arte
Info: tel. +39 066786209; info@fondazioneroma.it; www.fondazioneromamuseo.it
[exibart]
Sull’isola della Giudecca, fino al 1 febbraio 2026, la mostra finale del concorso internazionale We Art Open riunisce 15 artisti…
Dal Novecento alla ricerca contemporanea, 75 gallerie e quasi 200 artisti raccontano a Bruxelles le evoluzioni della ceramica d’autore. Tra…
Aperto l’avviso pubblico per selezionare i nuovi direttori del MAO Museo d’Arte Orientale e di Palazzo Madama: l’incarico avrà decorrenza…
Klaus Rinke è morto all’età di 86 anni. Figura centrale della Scuola di Düsseldorf, ha costruito una ricerca rigorosa sul…
Sarà Lanza Atelier, giovane studio di base a Città del Messico, a realizzare il progetto del Serpentin Pavilion 2026 a…
Promossa dalla Croce Rossa di Bologna, una mostra mette in relazione l’arte contemporanea di Simona Gabriella Bonetti con le decorazioni…