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fino al 25.I.2005 | Il fascino discreto della pittura | Roma, Galleria Maniero

di - 20 Gennaio 2005

Di scena sette artisti, che da tempo si esprimono attraverso la pittura con coerenza, anche quando il dipingere era considerato una forma espressiva inattuale. Presentati in catalogo da Maurizio Calvesi -fu proprio lui tra i primi a scrivere di alcuni di loro agli inizi degli anni Ottanta-, Bartolini, Bulzatti, Di Stasio, Frongia, Gandolfi, Mariani, Marrone presentano ciascuno due olii e un disegno realizzati per l’occasione.
Oggi questi artisti sono considerati dei maestri, dei capiscuola e molti sono i giovani che s’ispirano al loro lavoro, ma quando iniziarono -i primi venticinque anni fa- vennero giudicati “anacronistici” per l’epoca dominata dall’arte concettuale. Molti di loro infatti, sono nati come artisti concettuali e il “concettualismo“ è rimasto nei cromosomi della loro pittura.
“Chiamarli anacronisti allora” –scrive Calvesi –“fu una provocazione. Oggi direi che la loro è un’arte politicamente scorretta”. Fortemente ispirati all’arte rinascimentale, manierista, neoclassica, questi artisti affrontano i temi dell’attualità e riescono a darne una visione quanto mai efficace proprio in quanto di non immediata lettura.
Ubaldo Bartolini (Montappone – Ascoli Piceno, 1944), è –per esempio- un artista concettuale convertito alla pittura. Nelle sue due tele regna la solitudine, espressa da due piccole figure umane: una contempla una distesa di acqua calma, l’altra è posta di fronte ad un’onda minacciosa.

Aurelio Bulzatti
(Argenta – Ferrara, 1954), presenta Immigrati: un uomo con la barba accanto ad una donna velata e Nudo, giovane uomo assiso in poltrona. Stefano Di Stasio (Napoli, 1948), invece, ritrae una coppia abbracciata, e come spesso accade nelle sue opere, l’uomo è vestito e la donna è nuda. L’altro lavoro raffigura un uomo sulla cima di un monte, circondato da uccelli neri.
Un uomo colto nell’atto di vomitare sul muso di una cagna nera e una giovane adolescente dalla sguardo impenetrabile e severo sono le opere di Lino Frongia (Montecchio – Reggio Emilia, 1958). Questo artista, il più giovane del gruppo, dotato di una grande capacità pittorica è fortemente influenzato dal 500 italiano e dal 600 nordico. Nelle sue tele ritroviamo citazioni di Rembrandt e Rubens.
Paola Gandolfi (Roma, 1949), è l’unica donna del gruppo e presenta due emblematiche figure femminili: La dottoressa Petrovna che a bocca aperta guarda tre sfere grigie e una donna in piedi nuda che ricorda le sue Maddalene coperte di capelli fino ai piedi come nella celebre statua di Donatello. Surrealismo, sensualità e sessualità sono gli elementi della sua poetica.
Intelligenti ed ironiche le due opere di Carlo Maria Mariani (Roma, 1931): ambedue chiamano in causa il gioco del Lego. Un mattoncino rosso fa da corona ad un giovane che guarda un asino cinto d’alloro; una pioggia di mattoncini rossi “bagna” il capo di un giovane dormiente. Mariani ama sbalordire con inserimenti attuali nelle sue opere di impianto neoclassico e l’effetto finale pare dargli pienamente ragione.
Salvatore Marrone (Palermo, 1948) presenta il ritratto del figlio – uno dei suoi soggetti preferiti – e quello di una giovane donna che emerge dal mare, ponendo l’accento, in modo discreto su temi propri dell’Arte Concettuale.

pierluigi sacconi
mostra visitata il 15 dicembre 2004


Il fascino discreto della pittura
Galleria Maniero
via dell’Arancio, 79 – 00186 Roma
tel. 06 68807116
www.galleriamaniero.it galleriamaniero@fastwebnet.it
da martedì a sabato ore 16.00 – 20.00 e per appuntamento
catalogo in galleria, con testo di Maurizio Calvesi


[exibart]


@https://twitter.com/pilus

Giornalista pubblicista dal 2004. Vive in Italia, Svizzera e Stati Uniti.

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