Rappresentano la memoria e l’evocazione della figura materna quelle scarpe rosse con i bottoncini fotografate in pieno isolamento da Ishiuchi Miyako (1947). Il percorso di Oltre Lilith. Il Femminino sacro comincia proprio con le immagini dell’artista giapponese, per concludersi al piano superiore con la provocatoria installazione di Monika Grycko (Varsavia, 1970). Other Gods Against my Face é un lavoro che ruota intorno alla statua di un’ibrida Madonna nella triplice versione di Maria Vergine, Eva e Lilith, che prevede tra i vari oggetti di culto, emblema della cultura popolar-consumistico-trash dei nostri tempi, un paio di scarpe rosse dai tacchi alti.
La sacralità -il Femminino Sacro per l’esattezza- è il tema di questa terza edizione della rassegna, ideata e realizzata a partire dal 2004 da Rosetta Gozzini. La scelta della curatrice si è orientata, stavolta, verso quelle artiste che si esprimono attraverso le quattro fasi energetiche che, ciclicamente, ogni donna affronta nella propria esistenza: caccia (verginità), nutrimento (madre), sogno ed esplorazione.
Uno sguardo alla dea per eccellenza, allora, la Madre Terra, e alle sue figlie d’Africa, continente di tradizioni ancestrali: Seni Camara (Senegal, 1945), le cui sculture in terracotta ricordano gli gnomi delle cattedrali romaniche, ed Esther Mahlangu (Sudafrica, 1935) che proietta sulla tela e sugli oggetti i colori vivacissimi delle pitture murali della sua etnia, la tribù Ndebele.
La sacralità e la ritualità affiorano anche nelle polaroid e nelle performance di Maria Magdalena Campos-Pons (Matanzas, Cuba, 1959), che si ricollega alla tradizione afro-cubana e nei volti delle donne africane incorniciati da copricapi spettacolari, veri e propri diademi di stoffa arrotolata, che ritrae in bianco e nero Paola Mattioli (Milano, 1948).
La fotografia -anche nella sua evoluzione dinamica che è il video con Alessia De Montis e Tessa M. Den Uyl– è forse la tecnica più utilizzata dalle artiste. Non solo lavori fotografici incentrati sul corpo femminile nelle varianti metaforiche e metafisiche, come quelli di Marina Abramovic (Belgrado, 1946), Vanessa Beecroft (Genova, 1969), Maree Azzopardi (Australia, 1966), Cecilia Paredes (Lima) e Luisa Raffaelli (Torino), ma anche riflessioni che spaziano dalla religiosità, con le Madonne in versione “santino” di Bruna Biamino (Torino, 1956) e al mistero della maternità con Luce-Luisella Torreforte (Matera).
C’è anche chi, pur dipingendo, lo fa con l’occhio lucido dell’obiettivo. Come Chiara Albertoni (Padova, 1979), con i suoi quadri a olio di sapore botanico o Vania Comoretti (Udine, 1975) che trascrive con acquarello, china e pastello i mutamenti psicologici di un volto femminile, nentre Amparo Sard (Maiorca, 1973) sagoma figure perforando la carta. Forme irregolari e liquide per Rebecca Horn (Michelstadt, Germania, 1944) e Ieva Mediodia (Lituania), che trovano un filo conduttore nelle sculture (prevalentemente di marmo) di Mog-Morgana Orsetta Ghini (Roma, 1978) e nelle installazioni (prevalentemente di materiale plastico) di Soyen Cho (Seoul, 1974).
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manuela de leonardis
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concordo !
se poi simettevano anche i link sui nomi degli artisti citati , era la fine !
ma che razza di recensione è questa? il comunicato stampa era più critico!!!