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Fino al 26.XI.2016 | Gianni Politi e Flavio Favelli, Residenze #1 | AlbumArte, Roma

di - 20 Novembre 2016
Sono diversissimi eppure, nelle belle sale di AlbumArte, raccolgono la sfida del dialogo. Sarà che sono risultato di due residenze diverse, ma sarà che queste residenze sono state realizzate entrambe ad est, a Praga e Istanbul.
Parliamo delle opere di Flavio Favelli e Gianni Politi, generazioni, medium e poetiche differenti, raccolte qui nella prima puntata delle mostre “Residenze”, a cura di Paola Ugolini, progetto che vuole mettere in luce proprio come questa pratica possa portare la produzione di un artista a risultati decisamente differenti dal proprio modus operandi.
“Ripassavo nella mia mente i materiali che avrei comprato per il mio progetto. Immaginavo ingenuamente che sarei riuscito a trasferire la mia pratica ovunque, anche nell’umida foresteria che l’istituto mi aveva messo a disposizione per vivere e lavorare. Ed è da questa ingenuità che ho capito il valore e l’utilità di risiedere altrove”: sono le parole di Politi, come ci raccontava nel 2014 il termine della sua esperienza a Praga, all’Istituto Italiano di Cultura, aggiungendo: “Ogni giorno era necessario muoversi e scoprire, camminando nei luoghi della città, tra i negozi di belle arti. In questa dimensione di incertezza tecnica è nato il mio lavoro. Sviluppando l’incertezza come valore, in una città che mi respingeva costantemente”. Ed ecco dunque che il vecchio Monastero, con il suo passato e la sua arte, il Barocco di Praga, e la domanda sul perché si dipinge, sono entrati nella pittura di Politi – spiazzandola – così come il passato e la memoria, l’evocazione, entrano da sempre nella pratica artistica di Favelli.
Che a sua volta, a Istanbul, ha lasciato la sua storia italiana per mettersi a sceneggiare passato e – per quanto possibile memoria – di una nazione, con i suoi simboli e i suoi sogni di modernità, oggi sull’orlo del baratro.

In mostra ad AlbumArte, tra gli altri pannelli e oggetti creati nella Capitale turca da Favelli anche una serie di banconote: “Le banconote giocano molto sui simboli. Mi piace vedere il Padre dei Turchi Ataturk vicino ai decori di tulipani e garofani che sono disegni di un lontano passato, o insieme a Maometto II nello stesso foglio da mille lire. Quanti significati, quanti segni insieme e contraddizioni, confusioni: gli Stati, le società sono dei gran calderoni e tutto fa brodo. Ho disegnato un grande tulipano, nero, su una grande lamiera arancione. A noi che stiamo di qua, verrebbe in mente l’Olanda”, ci ha raccontato Favelli proprio in occasione della residenza.
E una residenza, forse, è davvero un modo per sentirsi “stranieri” ed imparare una nuova arte: quella di ri-valutarsi e, non è un problema da meno, di mettersi a scavare in un’altra direzione. Per portare una traccia nuova, anche laddove potremmo pensare di non arrivare. Ce lo avevano raccontato proprio le cartoline che, nel 2014, Favelli aveva esposto nella Hall del Galata Rum Okulu: “Non ho conosciuto bene Istanbul, come non si può conoscere una città in un mese. Ma chi conosce una città? Chi ci abita? Spesso ci riferiamo alle note dei viaggiatori per comprendere un luogo, a gente di passaggio, non ai suoi abitanti. Io ho abitato per più di trent’anni a Bologna, ma conosco solo quello che ho vissuto”. L’arte, ancora oggi, è un’esperienza di vita.
Matteo Bergamini
mostra visitata l’11 ottobre
Dall’11 ottobre al 26 novembre 2016
Flavio Favelli e Gianni Politi
Residenze #1
AlbumArte, Via Flaminia 122, Roma
Orari: dal martedì al sabato dalle 15 alle 19 o su appuntamento
Info: tel.: 06 3243882, info@albumarte.org, www.albumarte.org

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