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Fino al 26.XI.2017 | Renaud Auguste-Dormeuil Jusqu’ici Tout Va Bien | Macro Testaccio, Roma

di - 23 Novembre 2017
Il 15 febbraio del 1894 Martial Bourdin, ventiseienne legato al Club Autonomie, compie un attentato presso l’Osservatorio di Greenwich. Il suo obiettivo simbolico è lo Shepherd Gate Clock, l’orologio che segna il Greenwich Mean Time, ovvero il tempo del meridiano che convenzionalmente, a partire dalla fine dell’Ottocento, è stato impiegato come standard internazionale. Il gesto di sfida di Bourdin sancisce storicamente quello che da sempre diamo per scontato: il tempo come costruzione del quotidiano che scandisce la Storia e il flusso dei micro eventi. Proprio il tempo, individuale e collettivo, quello che incontra la storia evenemenziale, esistenziale e la memoria, è al centro della mostra personale, la prima in Italia, di Renaud Auguste-Dormeuil curata da Raffaele Gavarro nel Padiglione A del MACRO Testaccio.
Jusqu’ici tout va bien non riflette sulla visione lineare di un tempo scandito dalla successione cronologica di fattualità legate alle cause e agli effetti, piuttosto, Dormeuil si insinua attraverso il proprio linguaggio tra le pieghe emotive, conoscitive e mutevoli di una temporalità inesorabile che sfugge e si palesa nel flusso incessante dell’incontro tra passato, presente e futuro.
Un allestimento davvero accurato introduce all’interno di uno spazio in cui il colpo d’occhio è fornito da un’insegna luminosa in fibra di carbonio sormontata da un drone civile. Si tratta di Spin-off (2017), l’installazione che posta a epigrafe dell’ingresso dichiara il titolo della mostra: Jusqu’ici tout va bien, fin qui tutto va bene ripete la voce fuoricampo nel finale del film La Haine (1995) diretto da Mathieu Kassovitz, in cui il ticchettio incessante di un orologio tiene il tempo, un tempo amplificato dall’ossessione del suo scorrere e dell’imminente scarto rispetto a ciò che è stato prima. Spin off, con il suo periodico spostamento tra gli spazi della mostra, ricalca un tempo ciclico che ritorna eternamente su sé stesso con la medesima ritualità evocata  dall’installazione When the paper (2013), lavoro ispirato a un rituale giapponese. Si tratta di un’installazione formata da un cerchio di terra percorso da uno stretto sentiero al termine del quale è posizionato un secchio ricolmo d’acqua con accanto un cartello che invita chiunque a trascrivere su un foglio le paure di cui intende disfarsi. Un rito di purificazione che precede l’ingresso nel limbo di Starship (2014), due cavalli da tiro bardati con stoffe nere bordate di stelle bianche. Il tempo è memento, e irriducibile confronto con l’esistenza.
Renaud Auguste-Dormeuil, When the paper, 2013
È a questo punto che dalla micro storia si compie il passaggio alla Storia, quella degli eventi ricordati dai libri ma anche quella riattualizzata nel presente. The day before (2004) mostra a tal proposito dodici stampe al getto d’inchiostro che riproducono le mappe dei cieli stellati di alcune città – Hiroshima, Guernica, Halabja, Baghdad, New York – indicando il giorno e il minuto esatto che precede il loro ingresso nella Storia, segnato irreversibilmente dalla tragicità della guerra e della violenza. Non sono sufficienti le immagini patinate dei rotocalchi e dei giornali a dissipare il senso di straniamento prodotto dalla percezione del tempo; Uncover (2013) propone una selezione di riviste vintage – Storia illustrata, Life, Il Borghese – le cui copertine vengono modificate dall’artista in modo tale da sovrapporre alla prima di copertina un’immagine rintracciata nelle pagine interne e ritagliata. Si tratta di eventi che non hanno mai avuto luogo, sovrapposti gli uni agli altri e ricreati dall’arbitrarietà del gesto che presuppone, tuttavia, la capacità di scandagliare gli accadimenti, di riportarli alla luce per trarne una nuova consapevolezza, forse destinata ad essere continuamente frustrata.
Con Quiet as the grave (2013) Renaud Auguste-Dormeuil ci conduce al termine della sua riflessione sul tempo e sulla sua natura enigmatica attraverso la destrutturazione, in fase di postproduzione, del celeberrimo film Vertigo (1958) di Alfred Hitchcock, sottraendo alle scene ogni dialogo e costruendo la narrazione mediante l’articolazione dei suoni e la trama degli sguardi. L’inaspettata inversione delle peculiarità espressive del mezzo cinematografico accentua in modo drastico il continuo spostamento temporale che nel film è incentrato sul tema del doppio. Fin qui tutto va bene, continuiamo dunque a ripeterci, inseguendo quell’instabile senso di vertigine che sfugge ogni volta alla comprensione univoca del tempo.
Angelica Gatto
Mostra visitata il 12 novembre
Dal 14 ottobre al 26 novembre
RENAUD AUGUSTE-DORMEUIL – JUSQU’ICI TOUT VA BIEN
MACRO Testaccio, Padiglione A
Piazza Orazio Giustiniani 4, Roma
Orari: da martedì a domenica dalle 14.00 alle 20.00
Infoline 060608 – www.museomacro.org

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