Avrebbe voluto che la sua collezione di opere d’arte rimanesse per sempre lì, dove lui aveva scelto di abitare e avrebbe voluto che restasse integra, così come via via si era andata formando: Vincenzo Giustiniani dettò nel suo testamento l’indivisibilità dell’insieme di quadri e statue antiche, poi, nel corso dello stesso anno si risolse a far stampare una serie di tavole incise a bulino, per riprodurre parte del corpus di sculture. Quel gruppo di 322 matrici – un’impresa che costerà circa 4000 scudi (cifra quantificabile intorno ad alcune centinaia di milioni di lire) e che coinvolgerà 35 artisti – diventerà la Galleria Giustiniana, primo esempio di catalogo illustrato nella storia del collezionismo.
Risale al 1983 il riconoscimento come matrici originali di 280 lastre, conservate tra le carte d’archivio della famiglia Giustiniani a Genova: riproducono parte delle antichità di proprietà del Marchese Vincenzo, documento fondamentale per comprendere le scelte di un amatore e conoscitore degli inizi del ‘600. A Roma un allestimento ineccepibile ricostruisce la storia del ritrovamento, le operazioni di restauro e, ad un anno di distanza dalla mostra “Caravaggio e i Giustiniani – toccar con mano una collezione del Seicento ”, fa luce su un aspetto del collezionismo romano, forse meno noto al grande pubblico.
Erano disposte su più file, lungo i lati della galleria di Palazzo Giustiniani, le sculture, memorie rare e preziose dell’età dell’oro passata; l’effetto – proposto in mostra con una ricostruzione grafica – doveva essere un susseguirsi di teste, figure intere più piccole o di grandi dimensioni, ma anche sarcofagi, frammenti: di fronte all’ingresso solo busti, altrove un vero e proprio serrarsi di statue… “ordinate” in una successione differente rispetto a quella della Galleria incisa.
Lavorarono alla raccolta di incisioni, tra gli altri, Lanfranco, Romanelli, Sandrart, Mellan, Bloemaert ; in mostra sono esposte le matrici, alcuni pezzi della collezione, per un confronto tra originali e illustrazioni e, in sequenza, le stampe a bulino, dove è l’incrocio caratteristico dei tratti a determinare i volumi delle sculture, a segnare la muscolatura di dei, eroi e personaggi classici, a riportare il trapasso di luce ed ombra tra le pieghe di un panneggio.
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maria cristina bastante
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