Giosetta Fioroni espose per la prima volta nel 1961 presso la storica Galleria La Tartaruga; i suoi esordi si legano alla Scuola di Piazza del Popolo, fulcro della Pop art romana intorno a cui gravitavano artisti animati da un incredibile desiderio di ricerca e condivisione: Angeli, Festa, Schifano, ma anche Mambor, Ceroli, Pascali…
I primi lavori rivelano il gusto per una pittura monocroma, mediato dall’adozione dell’argento, colore non colore che cambia a seconda della luce e che dona
Negli anni caldi della contestazione Giosetta, forse disorientata dall’improvviso mutamento di clima, si volge ad un modo fiabesco fatto di elfi, gnomi e paesaggi fatati in cui non c’è spazio per la violenza, per la lotta politica.
La mostra documenta tutto questo e molto di più, spingendosi fino all’attualità. Interessanti le grandi tele in cui rappresenta Roma (1990), attraverso imponenti portoni
Sfavillanti di colore le ceramiche: case e teatrini, temi già presenti nella sua poetica, reinterpretati attraverso le qualità espressive della nuova tecnica con la quale inizia a misurarsi dal 1993. In questi giorni a Roma, un’altra mostra, CASEMATTE, propone 200 formelle in ceramica realizzate da Giosetta Fioroni, sagome di case ispirate dalla Patanella, casa di amici nella laguna di Orbetello.
Il punto d’arrivo dell’esposizione ai Mercati Traianei è Senex, 18 light box, presentati lo scorso anno nell’Ala Mazzoniana della Stazione Termini di Roma. Una serie ritratti, un unico soggetto: il volto dell’artista attraverso gli scatti del fotografo Marco Delogu.
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