Fin dall’antichità, la plasticità di un corpo colto in un gesto atletico è stata oggetto di riproduzione artistica. A cominciare dal Discobolo del V sec. a.C. in cui il fisico dell’atleta, messo “in posa” viene esaltato, e proseguendo con Il pugilatore del IV sec. a.C. in cui non è più solo il corpo il centro dell’attenzione quanto invece la sofferenza, la fatica, lo sfinimento.
Facendo un salto di 2000 anni ritroviamo gli stessi temi espressi con linguaggi diversi. Qui in mostra il protagonista è il ‘900 visto dall’artista che osserva lo sport (e a volte lo pratica pure), rappresentato nei vari movimenti che hanno caratterizzato questo secolo così ricco per la storia dell’arte. Lo sport è un sottofondo, uno scenario, in cui la mente dell’artista si muove per cercare il suo punto di vista. Per i futuristi è la velocità e la sua scomposizione, per Giuseppe Cominetti uno sfoggio del puntinismo visto a Parigi, per Alberto Martini lo stupore di una folla per un colpo inferto ad un pugile, dove non manca un certo sarcasmo. Un’istantanea che coglie gli ultimi momenti prima di una gara è la visione di Ubaldo Oppi raccontata con il suo rigore, la sua classicità.
Ad ispirare gli artisti anche singoli appuntamenti sportivi come per esempio La partita di calcio di Carlo Carrà nato forse sulla scia del primo successo mondiale della squadra italiana, per poi arrivare ad Aligi Sassu tutto incentrato sulle fatiche del ciclismo. L’esaltazione della velocità automobilistica e dei piloti è il soggetto di Gianfilippo Usellini con il suo Omaggio a Varzi, l’eleganza della vela quello di Lucio del Pozzo. E ancora, la perfezione di un tuffo ispira Renato Guttuso, il Dinamismo di (uno) sciatore per Osvaldo Peruzzi, verdi prati da calpestare giocando a Golf per Ugo Nespolo, la sincronia dei movimenti in una canoa per Marco Lodola.
Meritevole anche la presenza scultorea tra cui i bronzi levigati di Mino Rosso, il riposo del Lottatore di Emilio Greco, i corpi asciutti dai muscoli definiti di Francesco Messina ed infine le acrobazie della Ginnasta di Luciano Minguzzi.
Un rapporto, quello tra l’arte e lo sport, talvolta conflittuale come fa notare Patrizia de Marco (Presidente del Chiostro del Bramante) nella prefazione del catalogo della mostra, perché quando non ci si sofferma a studiarne gli effetti sia per riprodurre la perfetta anatomia dei corpi che per scomporne i movimenti, lo si critica con altezzoso distacco. Un campo neutrale questo, dove si gioca una partita tra “due mondi e due discipline cui migliaia di anni di storia danno un incontestabile valore”.
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