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fino al 29.VI.2008 | Pierre-Auguste Renoir | Roma, Vittoriano

di - 10 Aprile 2008
Avevo spremuto l’impressionismo quanto più potevo ed ero giunto alla conclusione che non sapevo né disegnare né dipingere”, affermava Renoir ad Ambroise Vollard. “In una parola l’impressionismo era, per quanto mi riguardava, un vicolo cieco”. C’è la piena consapevolezza di una fase artistica ormai conclusa in queste parole di Pierre-Auguste Renoir (Limoges, 1841 – Cagnes-sur-Mer, 1919).
Siamo all’inizio degli anni ’80 e la svolta seguirà a breve, in concomitanza con il viaggio in Italia. Un soggiorno di qualche settimana dall’autunno del 1881 alla metà di gennaio del 1882, con tappe a Venezia, Roma, Napoli, Palermo. Un viaggio durante il quale l’artista francese riscoprirà la forma classica, con le sue linee ben definite e i colori uniformi: “Raffaello non lavorava ‘en plein air’ eppure aveva studiato gli effetti della luce del sole perché i suoi affreschi ne sono pieni. Lavorando ‘en plein air’ io ho finito per vedere solo le grandi armonie, senza più curarmi dei piccoli particolari che offuscano il sole anziché farlo splendere” scriveva a Madame Charpentier nel 1882.
L’eredità di Raffaello, soprattutto attraverso gli affreschi della Farnesina, ma anche di altri autori come Rubens e Tiziano, Fragonard e Watteau si concretizza nei grandi nudi femminili visibili in mostra: Bagnante che si asciuga la gamba destra, Bagnante di profilo, Bagnante che si asciuga il braccio destro. “Nudi che appaiono come la personificazione della eternità della natura, di un sogno dell’‘età dell’oro’, lontana dal disagio della civiltà”, scrive in catalogo Maria Teresa Benedetti. “In tal senso Renoir si rivela un singolare precursore del classicismo del nostro secolo”. La studiosa suggerisce i nomi di Matisse, De Chirico e Picasso.
Una mostra importante che, a differenza di quella del ‘99 incentrata sulla collezione del Museo Renoir di Cagnes-sur-Mer, annovera 130 pezzi provenienti da musei di tutto il mondo, a partire dalla National Gallery of Art di Washington, con i pannelli di Fanciulla con cesto di pesci e Fanciulla con cesto di arance, fino a quella splendida miniatura con Gli ulivi a Cagnes-sur-Mer dipinta a olio nel 1910 e appartenente alla New Art Gallery di Walsall.
Tra le altre opere in mostra, che includono sculture, disegni, litografie e una serie interessante di lettere autografe -molte delle quali scritte all’amico Claude Monet– provenienti dalla collezione del Musée des lettres et manuscrits di Parigi, anche il Ritratto di Wagner (1882), di cui Benedetti riporta un aneddoto curioso. Pare che Renoir fosse andato a Monreale, oltre che per ammirare i mosaici, per ritrarre il celebre compositore che risiedeva all’Hotel des Palmes. Nei trentacinque minuti che gli furono concessi, il suo modello divenne sempre più rigido. Vedendo il ritratto, poi, Wagner commentò che sembrava un pastore protestante.

In realtà colpisce l’aria serena del compositore”, scrive Maria Teresa Benedetti, “trasformato da Renoir in un simpatico prelato, il cui aspetto è lontanissimo dalle caratteristiche tempestose e drammatiche di quella personalità”.

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mostra visitata il 12 marzo 2008


dal 7 marzo al 29 giugno 2008
Pierre-Auguste Renoir – La maturità tra classico e moderno
a cura di Kathleen Adler
Complesso del Vittoriano
Via di San Pietro in Carcere (zona Fori Imperiali) – 00186 Roma
Orario: da lunedì a giovedì ore 9.30-19.30; venerdì e sabato ore 9.30-23.30; domenica ore 9.30-20.30
Ingresso: intero € 10; ridotto € 7,50
Catalogo Skira
Info: tel. +39 066780664; museovittoriano@tiscali.it

[exibart]

Nata a Roma nel 1966, è storica e critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente. Con Postcart ha pubblicato A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (2011), A tu per tu con i grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (2012); A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia - Vol. III (2013); A tu per tu – Fotografi a confronto – Vol. IV (2017); Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (2013), progetto a sostegno di Bait al Karama Women Center, Nablus (Palestina). E’ autrice anche Taccuino Sannita. Ricette molisane degli anni Venti (ali&no, 2015) e Isernia. L’altra memoria – Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano” (Volturnia, 2017).

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