Una mostra interamente dedicata ai sassi, questa di Eva Marisaldi (Bologna, 1966). Un elemento che la affascina, e per il quale trae ispirazione anche dai testi di Roger Caillos (1913 – 1978). Interessante è infatti l’approccio di tipo “antropologico” che questo filosofo surrealista ha nei confronti delle pietre; descrive nei suoi libri il fascino che esse esercitano sull’uomo, che gli attribuisce fin dall’antichità virtù e poteri magici.
Marisaldi ha già realizzato in passato dei lavori sullo stesso tema: nel 2001 sempre a Roma, al MAXXI, presentò un video realizzato con la tecnica dello stop motion in cui i sassi interpretavano attività tipicamente umane. Un altro video ispirato alla leggenda di Polifemo è quello che l’artista emiliana presenta in questa mostra. Sono le pietre lanciate dal gigante accecato contro Ulisse in fuga le protagoniste dell’opera, interamente prodotta su materiale cinematografico tratto dall’Odissea che Franco Rossi realizzò nel 1968 per la Rai, e dall’Ulisse di Camerini con Kirk Douglas, del 1954. Il video è stato elaborato al computer dando alle immagini un’allure pittorica; il suono è ricavato da una composizione tratta da movimenti di rocce, come terremoti e frane. In mostra due robottini su ruote ricoperti di stoffa trasportano tra i piedi dei visitatori dei sassi di diverso formato e colore e quando incontrano un ostacolo cambiano direzione. Nel mezzo della sala contro una parete due piccoli set con due diverse scene: una discoteca per sassi e un terremoto. Una piccola telecamera controllata da un computer manda sui monitor posti accanto ai set le immagini. Le musiche con le basse frequenze fanno muovere i sassi: li fanno ballare nella discoteca e tremare nel terremoto.
Sulla parete opposta dei disegni a china di bambini che saltano, immagine ispirate ad un esperimento realmente accaduto in Inghilterra che consisteva nel far saltare tutti i bambini delle scuole elementari lo stesso giorno, nello stesso identico momento. I sismografi rilevarono il movimento e la Marisaldi con ironia considera il nostro pianeta come un grosso sasso su cui saltare. Infine su un tavolo una tela grezza di 32 metri tutta dipinta con immagini di sassi, una sorta di grande libro di stoffa da sfogliare che verrà venduto a metro proprio come una stoffa da arredamento, magari per farci delle tende o foderare una poltrona.
Con Iperfluo l’artista ha voluto presentare qualcosa che è più che superfluo. Interessata a ciò che si può definire terziario “avanzatissimo”, Marisaldi in questa mostra presenta le nuove frontiere dei servizi: oggetti senza un’utilità vera e propria in quanto utili solo a muovere pietre o a evidenziarne aspetti poco noti.
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