Porta dell’Oriente e porto delle culture, la città
divenne nel Cinquecento un caleidoscopio: dalle merci alle facciate, dai
tessuti alle acconciature, tutto era ricchezza di luce e tonalità. E l’arte
rifletteva quest’atmosfera in una sorta di Signoria
del Colore che, nell’arco di quattro secoli, traghettò la pittura dal tardo
gotico al vedutismo in una successione di sfavillii in cui “lo splendore più grande oscura il più
piccolo”, come scrive Shakespeare nel Mercante
di Venezia.
Il percorso attraverso cinque generazioni di
artisti viene oggi tracciato dalla collezione dell’Accademia Carrara di
Bergamo, una cui selezione è esposta al Chiostro del Bramante in corrispondenza
della temporanea chiusura del Museo lombardo per lavori di ristrutturazione.
l’evoluzione della pittura veneta dal Quattrocento di Pisanello e Bellini alla
fine della Serenissima con le tele di Canaletto, Guardi e Longhi. Questa raccolta è il frutto del collezionismo
colto e illuminato del conte Giacomo Carrara
(Bergamo, 1714-1796), al cui nome fu dedicata la fondazione da cui ha avuto
luogo l’attuale Accademia. L’interesse dei bergamaschi per l’arte veneziana non
è certamente casuale: parte integrante della Repubblica già dal 1428, la città
fu spesso meta di artisti provenienti dal Veneto, come Lorenzo Lotto, mentre altri locali, come Palma il Vecchio, preferivano studiare a Venezia.
Ecco dunque che le frequenti interrelazioni
culturali andarono ad arricchire innanzitutto Bergamo e poi la collezione
Carrara, che alla fine del Settecento raggiunse dimensioni tali da richiedere
un edificio apposito, che venne dotato anche di una scuola d’arte.
La selezione presentata ora al Chiostro del
Bramante si snoda lungo un arco cronologico che appoggia i suoi estremi da un
lato sul Ritratto di Lionello d’Este
di Pisanello e dall’altro sul Ridotto di Longhi. Se il primo rappresenta l’apertura dell’arte verso una
nuova concezione della ritrattistica, il secondo si colloca invece al margine
finale dell’era di grandezza e unicità di Venezia.
Tra questi due astri sono disposte tutte le stelle
del firmamento della pittura veneta: Bellini, Carpaccio, Lotto, Tiziano,
Tintoretto, Veronese, Tiepolo, Carlevarijs, Guardi, Bellotto, Canaletto. E quest’ultimo emerge tra gli altri vedutisti della sua
cerchia, ognuno a suo modo impegnato a tradurre in pennellate le suggestioni
della nascente scienza ottica, per la qualità della sua luce e per i suoi
colori lagunari. Egli incarna forse uno degli esiti più alti del Settecento
italiano, l’ultimo secolo di assoluto splendore della civiltà artistica
nazionale: un tramonto che oscurò per cent’anni il cielo di tutta Europa.
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DART – Chiostro del Bramante
Via della Pace (zona piazza Navona) – 00186 Roma
Orario: da martedì a domenica ore 10-20 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Ingresso: intero € 10; ridotto € 8
Catalogo Silvana Editoriale
Info: tel. +39 0668809035; fax +39 0668213516; info@chiostrodelbramante.it; www.chiostrodelbramante.it
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