Andrea Aquilanti (Roma, 1960) già da diversi anni ha intrapreso una rigorosa linea di ricerca che intreccia -in una non comune sperimentazione visiva- l’abilità manuale della pittura con le infinite applicazioni offerte dai mezzi tecnologici. E molti i lavori che hanno consentito all’artista di affinare una tecnica personalissima e fortemente suggestiva.
L’ultima, in ordine di tempo, al Palazzo Reale di Napoli nella caotica Anteprima della Quadriennale di Roma, era la ripresa di una spettacolare veduta di Castel Sant’Elmo, del Museo e della Certosa di San Martino proiettata su tela in formato cartolina. Grande lo stupore nel vedere tra gli altri, un quadro animarsi dal passaggio di un volatile, di un microscopico aereo in lontananza, dal cambiamento della luminosità e da qualsiasi cosa attraversasse la proiezione.
Per la galleria di Ugo Ferranti, l’artista ha realizzato una videoinstallazione site specific in cui realtà e finzione si uniscono in un lavoro che vive della partecipazione attiva del pubblico. Con un dispositivo semplice eppure ingegnoso, lo spazio espositivo diventa una sorta di struttura caleidoscopica dove il visitatore entra ed esce dall’opera d’arte quasi senza accorgersi e senza sapere di esserne parte integrante.
Una telecamera a circuito chiuso riprende la porzione della storica passeggiata del Lungotevere di fronte la galleria. L’immagine, proiettata sul muro di fondo e riprodotta dall’artista con grafite e acrilico, compone un suggestivo wall painting di grande intensità che emerge ogni qual volta il visitatore sosta o semplicemente attraversa la proiezione con la sua ombra. Tutto ciò che rimane è solo il gesto dell’artista e del suo vano -eppur poetico- tentativo di dilatare spazio e tempo in una dimensione sospesa e rarefatta.
E’ per questo che la quotidianità di Andrea Aquilanti ha poco a che fare con la realtà oggettiva, sebbene questa sia descritta nel suo silenzioso flusso di immagini: su di loro l’artista agisce per sottrazione, limitando visibilità e risoluzione fino a rendere evanescente la percezione del disegno. Ad accompagnare la videoinstallazione due stampe fotografiche di piccole dimensioni riproducono le chiome frondose di alberi scomposti dal vento, dove sono le impercettibili modifiche dell’artista ad esaltare la qualità del monocromo.
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