In un blog su come eliminare le piante infestanti, si legge: “Non desidero la Natura nella mia Cultura. È così difficile spiegare, in una frase, come coltivare l’incoltivabile”. Questo lo spunto, insieme al desiderio di un progetto specifico per il MLAC, presso l’Università La Sapienza di Roma, da tre anni nell’aria, per l’installazione Some Prefer Nettles di Paolo Piscitelli (Torino, 1971). Figure simbolo, tra silhouette, immagini-ombra e realtà-metafora, le ortiche suggeriscono crescita inaspettata, imprevedibile, all’interno dell’abitabilità degli spazi condivisi. Una presenza di cui avere paura, timore, o forse solo consapevolezza.
Un sonoro a quattro voci, “a cappella stonata”, fa da metodo di disinfestazione delle piante e accompagna i due video, della durata di otto minuti, a ciclo continuo. Ortiche nere, di diverso formato, crescono dal pavimento fino al soffitto, proiettando l’ombra sulle colonne dello spazio espositivo, come ambiente in movimento organico e meccanico. Tra il bianco, il nero e la sorpresa di curve viola. Da piante notate ai margini di un parco, per recuperare un pallone, è partito lo sviluppo, attraverso disegni geometrici in bianco e nero, della forma ortica, già presente a Bruxelles nel 1999, e qui, in maniera ossessiva, forse più pessimistica, a ripetizione ciclica, come il diverso che si fà spazio.
Un ambiente emozionale, denso di pericoli, soffocante e di disturbo, ritmato dalla dialettica positivo-negativo, bene-male, dentro-fuori. Da notare anche l’utilizzo consolidato delle nuove tecnologie, dopo opere per lo più scultoree: la scelta in Some Prefer Nettles è il video, per il quale Piscitelli si è avvalso della collaborazione del College of Architecture della A&M University del Texas.
Questa personale vede il ritorno a Roma dell’artista torinese, che nel 2004 era al Rione Monti, con un’opera di rivisitazione storico-architettonica, sulla scia delle fessure di Roberto Mascella, e ancor prima, del gruppo Stalker. Al MLAC continua il percorso di controllo e interpretazione dello spazio, attraverso la sintesi delle forme, del colore, e delle ombre. Quasi fosse una selezione naturale, le ortiche, dalle foglie ovali e triangolari, dentate, si riproducono rinvigorendo, pungendo e pizzicando. “Bisogna stare attenti a ciò che si vuole fare, perché esse crescono e si moltiplicano, come non ci fosse un domani”.
sara buoso
mostra visitata l’8 marzo 2007
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