Categorie: roma

fino al 30.IV.2010 | Interiors | Roma, Ugo Ferranti

di - 21 Aprile 2010

Le forme nascono per sintagmi che scandiscono la
narrazione del femminile. Il suo ventre, i suoi rami. E i rami qui spesso
s’intrecciano a nido. A nido-ventre
”. È leggendo il testo di Andrea Fogli che si può iniziare a scrivere di
questa collettiva: le sculture di Cristina Falasca sono così intime e suggestive da
raccontare il tepore di un nido, lo stesso che il suo maestro descrive in lei.
La delicatezza appassionata di un robusto corpo dalle
forme femminee si nasconde nello svelamento di ciò che non è affatto riconoscibile.
Solo ponderabile: “Un lavoro che riconduca l’immaginario del fruitore a
qualcosa di ambiguo
”,
commenta l’artista. Dalle pieghe di cuscini in velluto blu e sorretti da
parallelepipedi di legno bianco, conchiglie di terracotta si gonfiano di
solidità, bisbigliando di non essere solo conchiglie, ma carni interne e
pubiche, vellutate da una fitta lavorazione di intenti.
Fitta tanto quanto i minuscoli tratti a china di Giorgia
Fincato
, in cui
un segno perverso e ristretto abbraccia nei più minimi dettagli la superficie bianca
di un foglio, convulsa mappa geografica di un fantasmagorico mondo di nani. Da
lontano quei tratti sembrano macchie imprecise, fin quando l’occhio del
pubblico attento non si avvicina, affaticato da una visione che racconta e
pretende di più: ora scopre quella perfezione epilettica che riempie di
tonalità chiaroscurali la sua superficie.
L’una davanti all’altra, Falasca e Fincato si oppongono e
si attraggono, condividendo l’intimità della collettiva Interiors a cura di Manuela Pacella. Due
lavori meticolosi e sottili, capaci di conservare un’aura che li preserva dal
tatto ma non dalla vista.
Ed ecco che all’ingresso, su un piccolo monitor, il video
di Maddelena Vantaggi aveva solleticato questo senso nelle aspettative di vederne scorrere
i frame. Eppure un fermo immagine traballante ipnotizza il pubblico con la
sagoma di due volti che si scambiano impercettibilmente espressioni somatiche.
Uomo e donna vestono gli abiti di un collage da bambolina applicato sullo
schermo, oscurato a sua volta da un pennarello nero. Dall’altro lato, poi, un peepshow
contemporaneo solletica le aspettative di un pubblico voyeur: con il video Impasse, Vantaggi ora mostra il corpo di
una sola donna, dalla schiena nuda, alienata nello spazio di un non-luogo
frastornante.
In fondo alla sala, a concludere la mostra, diciotto fogli
singoli ricostruiscono un’unica foto in cui l’autore è ritratto con la donna di
servizio: Stefano Minzi parte dal mezzo fotografico, trasferendo il suo statuto su carta
attraverso la planografia. E ancora una matrice e una coppia di foto su tela
tornano sul soggetto privato: la nonna da una parte e il padre in posa per la
sua Prima Comunione dall’altra, a dissimulare l’identità berlusconiana della
seconda immagine, sfruttando l’espediente mediatico per cui ora appare
irriconoscibile.
Ecco che scultura, disegno, video e fotografia
s’incontrano nella loro individualità. Per scambiarsi emozioni condivise.

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Minzi
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flavia montecchi
mostra visitata il 19 marzo 2010


dal 19 marzo al 30 aprile 2010
Interiors
a cura di Manula Pacella
Galleria Ugo
Ferranti
Via dei Soldati, 25/a (centro storico) – 00186 Roma
Orario: da martedì a sabato ore 11-13 e 16-20
Ingresso libero
Catalogo disponibile
Info: tel./fax +39
0668802146; info@galleriaferranti.net;
www.galleriaferranti.it

[exibart]


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