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Fino al 30.VI.2017 | Ghosts: memory desire power and loss | Galleria Rossmut, Roma

di - 30 Maggio 2017
La memoria come origine e fine di ogni riflessione, forza e debolezza dell’umano, sconfinato serbatoio di pensieri ed esperienze. È questo il primum movens della nuova collettiva “Ghosts: memory desire power and loss” curata da Elisa Fulco e Antonio Leone a Roma, da Rossmut Gallery, tra le più attente e ricercate realtà espositive della capitale. Un tema assai ampio, forse pretenzioso, non nuovo ma sempre perturbante, che la mostra tratta in maniera convincente attraverso i lavori di tre artiste differenti per formazione, provenienza e linguaggio. Uno sguardo tutto femminile che con arguzia e qualità riesce a sfuggire all’ovvietà del ricordo, raccontando un approccio fantasmale all’arte, con frequenti approdi al sogno e all’inconscio.
Il percorso si apre con Effacing Memory, un’installazione a parete in cui Anila Rubiku (Durazzo, 1970) racconta il torbido intreccio tra arte e potere attraverso i ritratti di dodici tiranni accomunati dalla passione per il collezionismo. In una galleria del terrore si susseguono uno dopo l’altro i ritratti di Hitler, Stalin, Mussolini, Mao Tze Tung ed altri. Eseguiti in grafica, sono cancellati con fare deciso e meticolosa. Le tracce della cancellatura, residui di un’azione impossibile eppure fortemente simbolica, sono racchiuse in cornice insieme alle grafiche lasciando intuire l’iter esecutivo e trasformando ogni singolo ritratto in un’opera concettuale. Unico elemento superstite degli effigiati è lo sguardo, specchio dell’anima, testimonianza della loro follia e ancor di più della loro avidità, in politica quanto in arte. Parte integrante del lavoro è il video in cui l’artista racconta il suo processo creativo e le fasi salienti della genesi dell’opera. L’arte, elemento attraverso cui ambire all’immortalità, diviene, nell’azione dell’artista, condanna all’oblio.
Si prosegue con Schautriebe (termine utilizzato per la prima volta da Freud), lavoro video-performativo di Agne Raceviciute (Klaipeda, 1988), artista da sempre interessata ai risvolti più inaspettati e illogici dell’esistenza. Il voler vedere (schau) è unito all’istinto bestiale (triebe) in un lavoro in fieri, nato come performance e proseguito con la fotografia. La mostra presenta proprio quest’ultimo aspetto. Lontane dell’essere semplici frame, le fotografie sono opere a sé stanti, attimi rubati alla creazione, strumenti per raggiungere quell’effetto di ipnosi tanto ricercato dall’artista. Sogni e pulsioni della protagonista sono raccontati in disegni e immagini in bianco-nero in una sorta di mappatura dell’inconscio problematica e impossibile.
Poco oltre torna Anila Rubiku con i dodici monotipi di This is the end… my friends del 2016. Eseguiti a memoria, simili a fantasmi, i suoi terrifici volti scompaiono progressivamente assecondando tecnica ed intento espressivo. Nati dall’osservazione a Gerusalemme di antiche maschere mortuarie risalenti a 9000 anni fa, i monotipi raccontano per via iconica il succedersi di vita e morte, e con esso il perpetrarsi della prima attraverso il ricordo. Un persistere che non può essere eterno, ma è soggetto ad affievolirsi fino a sparire, proprio come l’immagine in seguito al deteriorarsi della matrice.
Chiudono la mostra le opere di Chiara Fumai (Roma, 1978). Dopo i due raffinati collage in cui il colore, orchestrato in forme simmetriche e vagamente pubiche (la donna è per l’artista un tema ricorrente), annuncia una nuova stagione della sua pittura, ci si imbatte nella videoinstallazione The Book of Evil Spirit del 2015, rivisitazione in chiave femminista di una seduta spiritica. Nel video la più nota medium del Novecento, Eusapia Palladino, rievoca gli spiriti della scrittrice e attivista Ulrike Meinhof, della donna barbuta Annie Jones, della filosofa Carla Lonzi. Un dialogo impossibile nei modi e nei tempi ma utile a rivelare donne energiche, argute, certamente singolari, che hanno saputo tenere testa all’universo maschile con il loro essere eternamente controcorrente, eroine di un’epopea rosa ancora da scrivere in forma compiuta.
Carmelo Cipriani
mostra visitata il 3 maggio

Dal 3 maggio al 30 giugno 2017
Ghosts: memory desire power and loss
Galleria Rossmut
Via dei Reti 29/B, 00185 Roma
Orari: dal martedì al sabato dalle 16:00 alle 20:00; lunedì e domenica su appuntamento
Info: 065803788, info@rossmut.com, www.rossmut.com

Nato a Terlizzi nel 1980, è giornalista, critico d’arte e curatore indipendente. Dopo la laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università degli Studi di Lecce, si perfeziona sull'Arte del Novecento all'Università degli Studi di Bari. Già cultore della materia in Museologia presso l’Università degli Studi della Calabria e docente a contratto presso l’Accademia di Belle Arti di Vibo Valentia, ha condotto studi specialistici e curato mostre per Soprintendenze, istituzioni e musei.  

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