Sono cinque le opere create dall’artista appositamente per la neonata galleria Dora Diamanti (inaugurata nel marzo di quest’anno). Stefania Fabrizi (Roma, 1958) riadatta soggetti già esplorati in passato affrontando il tema metaforico della “soglia”. Boxeur, eroi, guerrieri dagli sguardi forieri di avventura e di sfida sono i soggetti più ricorrenti nella produzione dell’artista romana. Soggetti che qui trovano una ricontestualizzazione a partire dalla restrizione della tela ad un formato che, sviluppato verticalmente, si assottiglia e prende le sembianze di un uscio, un varco, una “soglia” appunto.
La disposizione delle prime quattro opere, nella sala al piano terra, crea un gioco di sguardi intimidatorio: anche dove la figura non impone un contatto visivo diretto (Gabriele, Dio ti guarda, 2007), l’eco del sacro, del divino e del mistico, come anche il riempimento totale della tela, gettano l’osservatore in una paralisi dei movimenti, un divieto ad andare oltre. Il sacro passa però anche attraverso il mondano: così la pulzella di Orléans (Giovanna) strizza l’occhio al cinema contemporaneo e la spada riluce come in un film di fantascienza. Il trattamento grafico, insieme all’impianto fumettistico, riattualizza infine la componente mistica.
Un intreccio di contenuti cui corrisponde l’uso di una tecnica mista per le differenti opere: così l’acrilico, l’olio e il carboncino si mescolano in un insieme omogeneo. L’impatto opprimente di un “divieto di entrata” è chiaro di front
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Mai visto lavori piĂą accademici di questi... una pittura davvero "povera" da tutti i punti di vista: contenuto, tecnica, ecc... ecc... Infantile direi.
purtroppo, ogni quadro avrĂ il suo chiodo......
ma poverina... perché infierite?