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Bartolini
da De Carlo
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La
videorecensione della mostra
daniela trincia
mostra visitata l’8 gennaio 2010
dal 14 dicembre 2009 al 31
gennaio 2010
Massimo Bartolini – Three
quarter-tone pieces
MAM – Magazzino
d’Arte Moderna
Via dei Prefetti, 17 (zona Pantheon) – 00186 Roma
Orario: da martedì a venerdì ore 11-15 e 16-20; sabato ore 11-13 e 16-20
Ingresso libero
Info: tel. +39 066875951; fax +39 0668135635; info@magazzinoartemoderna.com; www.magazzinoartemoderna.com
[exibart]
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http://www.ikea.com/it/it/catalog/products/S79848825
A proposito di artisti clichè, Massimo Bartolini risulta essere esempio perfetto. Come per Patrick Tuttofuoco si tratta di artisti bravissimi nello sviluppare una forma di burocrazia formale e concettuale. Concettualmente si tratta di individuare alcune citazioni colte e assolutamente inaspettate. Per fare questo è utile impegnarsi su wikipedia, con piglio attento e burocrate. Formalmente è ancora più facile, si tratta di sviluppare, evolvere e degerare l'impostazione Ikea. Mentre nel caso di tuttofuco a cavallo di anni '90 e 2000 vi erano germi interessanti e fertili (sottoposti oggi a precoce imborghesimento, più grave perchè erano germi basati sulla "giocosità") nel caso di Massimo Bartolini , nel corso degli anni, abbiamo assistito a tutto e il contrario di tutto. Sì, certo una destabilizzazione del luogo. Ma a quale buona opera non vi si può imputare la medesima natura? O quante opere hanno questo piglio? Si tratta di focalizzare ben altre Urgenze. In Bartolini c'è sempre stata una certa sensibilità standard e accademica che ha sempre incontrato i supporti determinanti di buoni contesti (de carlo, arte all'arte ecc) e buone relazioni pubbliche/private. Quindi contesti e relazioni diventano "materia" integrante dell'opera. Alla fine della fiera un "buon artista standard italiano", ma che sulla scena internazionale trova un centinaio di epigoni più agguerriti e meglio sostenuti. La sala lettura alla recente mostra alla fondazione civica. La sala per i laboratori dei bambini alla recente biennale. Sono contributi standard, facili e rassicuranti. Parlare di arte per questi contributi significa sprecare occasioni. Sono contributi da delegare formalmente e concettualmente ad altre figure, più facilmente reperibili. L'artista (termine stucchevole per intenderci) dovrebbe andare un po' oltre. Piuttosto credo che non vada oltre perchè trova un vuoto di Contenuti, perchè percepisce una vertigine data dall'impossibilità di manovra. Non si tratta di perseguire il nuovo e l'innovazione come menager dementi. Si tratta di ottimizzare l'opportunità dell'arte, evitando un burocrazia ripetitiva che diventa quasi controproducente. Un'ikea di lusso e preteziosa, che è ormai definibile a tavolino rispetto schemi da impiegato del catasto (con tutto rispetto).