Dopo il “gemellaggio culturale” Italia-Francia e l’anno dei rapporti Italia-Cina (con tanto di mostra che ha scomodato personaggi del calibro di Luca Ronconi, insieme ad oltre 300 delicatissimi reperti archeologici), arriva anche il match Italia–Turchia.
In un momento in cui il dibattito sull’entrata del Paese in Europa è quantomai vivo. L’abolizione dal 2002 della pena di morte, non è bastata infatti a spegnere il fuoco delle polemiche sui diritti umani ancora da discutere, insieme a quelle economiche e logistiche legate alla posizione strategica del Paese. E se il Papa si reca in Turchia per dimostrare la voglia di apertura verso un stato non cristiano (o l’intenzione di evangelizzarlo?) il Quirinale apre le sue sontuose porte a 43 bellissimi pezzi d’arte. Mentre proprio di fronte al palazzo presidenziale l’esposizione delle Scuderie mette a fuoco un periodo ben preciso della storia cinese, il suo dirimpettaio si propone di ripercorrere ben 7000 anni di storia turca.
La mostra abbraccia il lungo cammino dei popoli dell’Anatolia dal lontano Neolitico (fine VIII millennio a.C.) fino ai nostri giorni. Si comincia con vari sigilli in terracotta, uno dei quali riporta una decorazione che ricorda quella ad intreccio di cesti di vimini dello stile pseudo-meander, per poi proseguire con una statuetta della Dea Madre (IV millennio a.C.), ricca di simbologie. Per gli appassionati di scrittura, è presente più di un esemplare, tra cui il trattato fra il re degli Hittiti Suppiluliuma
Tra elementi zoomorfi, brocche e suppellettili varie, spicca l’oreficeria. Attraverso i secoli si passa da un esemplare del II millennio a.C. -un anello con sigillo- ad un medaglione di epoca bizantina, per poi arrivare al XV con una lampada ad olio, un Corano ricoperto di pietre preziose del XVI sec e ancora gioielli di epoche più recenti. Il periodo bizantino, oltre ad essere rappresentato dal già citato medaglione, è degnamente evidenziato da una Santa Eudossia orante dell’XI secolo. L’abito della santa è intessuto di pietre e il suo nome è inciso ai lati della testa. L’esemplare in pietra e marmo è di squisita fattura ed è di sicuro uno dei motivi per visitare la mostra. Pochi pezzi ma buoni, dunque, esposti in un luogo che non può non far pensare ad una posizione favorevole del nostro paese rispetto alla nuova Turchia.
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