C’era una volta il MACRO. Da solo. Poi la zona intorno a Porta Pia ha cominciato a popolarsi di spazi espositivi, fino a trasformarsi nel nuovo polo artistico della città. L’ultimo nato si chiama L’Union e prende il nome da una vecchia iscrizione trovata sul muro esterno del palazzo che lo ospita.
Obiettivo dichiarato della galleria? Promuovere i giovani artisti. E d’altronde lo stesso staff è giovane, a partire dalle direttrici Sabrina Nucci e Giuliana Lamanda, che si propongono una gestione snella ed un’ospitalità vivace per artisti e i visitatori.
A dare il via al programma espositivo è una personale di Stanislao Di Giugno, che Lorenzo Benedetti –curatore della mostra insieme ad Emanuela Nobile Mino– aveva già scelto come primo artista della rassegna Blueroom nello spazio del Rialto Sant’Ambrogio, sempre a Roma.
Con Reverse Angle, Di Giugno concentra la sua attenzione su quello che una volta si sarebbe detto il Mito Americano, oggi trasformato nel Mito Italiano: la speranza di una vita migliore per alcuni immigrati che guardano al nostro Paese come alla possibilità di realizzazione di sogni e desideri. Esplicitati in mostra da una lucente lampada d’Aladino e da un particolarissimo tappeto volante.
E’ proprio quest’ultimo, ad accogliere il visitatore, un piccolo ma ricco tappeto che sembra appena uscito da Le mille e una notte. Tutto fatto di monetine del conio europeo, che rimandano inevitabilmente alla grande scritta Futuro anch’essa fatta di euro, vista alcuni mesi fa su una parete della sede romana di RadioArteMobile di Zerynthia. Ma la “golosa” visione nasconde una più amara realtà: la pesantezza di un tappeto di tale fattura rende difficile il volo e la caduta può essere deludente e rovinosa. Così accade al venditore nordafricano, la cui vicenda, conclusasi in una solitaria camminata carico di merce nella profetica Via del Commercio a Roma, è narrata nel video nascosto dietro una parete alle spalle del “tappeto d’oro”.
Centro e anima del progetto, appositamente realizzato per L’Union, è quindi il difficile rapporto tra aspirazione e concretezza, tra le proiezioni di un immaginario falsamente condizionato e la realtà, ben distante dal miraggio.
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