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Fino al 31.VII.2015 | Giulia Marchi, Rokovoko | Matèria gallery, Roma

di - 10 Luglio 2015
Queequeg era nativo di Rokovoko, un’isola lontanissima a sud-ovest.
Non è segnata in nessuna carta: i luoghi veri non lo sono mai.
Dopo la sua prima mostra dal titolo “On Landscape #2” negli spazi della nuovissima galleria Matèria arriva un nuovo progetto in cui si parla ancora di libro (d’artista), di fotografia (che ha a che fare con il paesaggio), di spazio e spazi, di viaggio che vuol dire movimento in quegli spazi.
Il primo viaggio è nella testa: «Quest’installazione racconta gli spazi della nostra memoria, che è fatta di contenitori pieni e buchi vuoti. Il nostro cervello seleziona cosa salvare dall’oblio, cosa decide di dimenticare per sopravvivere. Per farlo è necessario che lasci dei posti vuoti per permettere ad altre memorie di salvarsi»: è così che Giulia Marchi spiega l’emozionante Memorie selettive, un tuffo nella mente dell’artista così come dello spettatore. Due cassetti, come quelli delle cassettiere dei vecchi musei di scienze, che ad aprirli compaiono frammenti di pietre dure da studiare. Al posto di vecchi reperti scientifici ci sono immagini rubate alla memoria, che volano via come soffioni ad un alito di fiato. La mente che presenta la Marchi è l’affastellarsi di frammenti che lasciano dietro quei ricordi che non è possibile conservare, forse perché sono così memorabili che si farebbe troppa fatica a tenerli con sé.
Al di là dello spazio del ricordo c’è lo spazio terrestre, quello che l’artista ricava a partire dal pigmento che poi trasforma quelle che sembrano distese di sabbia, schiuma e indomabili onde (Prima di essere schiuma saremo indomabili onde) da una parte; o che sono il risultato di una sovrapposizione di materia su matrici di polaroid, poi incorniciate in rovere. I paesaggi di Giulia Marchi sono sospesi nel tempo o quanto mai lontani dalla realtà, la sensazione di infinito, di pensiero che viaggia al di là di quello che l’occhio può vedere, il ricordo di un posto dove si è già stati molte volte e non si è stati mai, un dejà-vu ripetuto e continuo. Sono coordinate – 50°06’24”N 05°07’02”W, 38°25’37”S 145°03’00”E – verso paesaggi irrisolti.
Una ciclicità di spazi nel tempo, quella Rokovoko di cui scrive Herman Melville – un’isola di cui non è possibile trovare alcuna traccia, come per tutti i luoghi reali, del resto – che torna anche nel libro d’artista che raccoglie assieme ai pensieri di Cesare Pavese e Gustave Flaubert. Una sorta di viaggio nel viaggio, che Giulia ripercorre sulla scia di riferimenti letterari, elemento molto caro all’artista, un taccuino di bordo su cui scorre una continua linea dritta, come a indicare un percorso, e che sprizza profumo di caffè ad ogni pagina.
Sancito ufficialmente il sodalizio fra la galleria e l’opera fotografica viene da dire “buona la seconda” per questo nuovo spazio che sorprende (positivamente) e che promette di diventare un punto di riferimento per una San Lorenzo non ancora gremita di spazi espositivi.

Alessandra Caldarelli
mostra visitata l’11 giugno 2015
Dall’11 giugno al 31 luglio 2015
Giulia Marchi, Rokovoko
Matèria gallery
Via Tiburtina, 149 – Roma
Orari: dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00
Info: contact@materiagallery.com, www.materiagallery.com

Nata a Roma nel 1988, consegue la laurea magistrale in Storia dell'Arte nel 2012 presso Università degli Studi di Roma La Sapienza. Dopo aver fatto diverse esperienze nel campo, dalla didattica e mediazione presso il MAXXI all'esperienza in galleria tra Roma (1/9unosunove) e Parigi (Galerie Antoine Levi), nel 2014 è assistente al coordinamento delle gallerie partecipanti ad Artissima a Torino. Oggi si sta formando per diventare Registrar. Collabora con Exibart dal 2012 e da un anno anche con INSIDE ART. Scrivere è da sempre la sua passione.

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