Le quattordici opere in mostra (tecnica mista su carta) sono tutte realizzate tra il 2001 ed il 2004. Diversamente dall’ultima esposizione romana di novembre al Teatro India, in cui metri e metri quadrati di tela dipinta riempivano le pareti. Il supporto cartaceo non pregiudica tuttavia l’effetto del colpo d’occhio. Fra i temi comuni, insieme a Le mappe del mondo troviamo La isla, isola immaginaria meta di un viaggio dalle traiettorie altrettanto immaginarie, su cui è appeso un lungo pendente. E ancora la presenza delle vesti in più opere tra cuiBella cuore mio, che Piero Pizzi Cannella (Rocca di Papa 1955, vive a Roma) utilizza come “manifestazione del corpo, […] ne indica la struttura, […] ne lascia l’impronta più preziosa” (Presilla).
Ai continenti fluttuanti nelle acque, dipinti sulle tele, si è sostituita la nuda carta, a coprirla il vestito e un cerchio tracciato vicino. Quello del cerchio è invece tema più volte espresso in questa occasione, da Lost Week End in cui vuole ricordare, come segno lasciato dal fondo di bicchieri, le sbornie passate del fine settimana, a Giro giro girotondo, dove tanti piccoli cerchietti si susseguono inseguendosi in un percorso. Particolarmente efficace Gioia del cuore, caratterizzata da un lungo squarcio che termina in una corposa goccia, pochi segni per comunicare un’emozione molto forte. Infine Autoritratto. Bolero, dove una sequenza fittissima di occhi osserva il lettore, spostando l’attenzione dall’opera allo spettatore, quasi fosse lui l’oggetto dell’autoritratto.
Inserita a sorpresa in mostra un’opera in bronzo: una tavola con un ciondolo appeso (elemento già presente nei quadri) applicato sulla superficie.
La produzione cartacea di Pizzi Cannella è completamente indipendente dall’opera pittorica su tela, lo conferma lo stesso autore: “Quando disegno, fosse anche un unico segno di carbone su un foglio, lo considero autonomo, sciolto dal lavoro su tela”. E questo non solo perché anche i suoi disegni preparatori possono essere considerati opere a sé stanti, ma soprattutto per quei lavori che nascono solo cartacei. Accomunati a volte dalle stesse tematiche dei dipinti su tela, non mancano di corposità, creatività, capacità di comunicare. Unica differenza il fondo, che invece di essere coperto da colpi di pennello, lascia lo spazio al vuoto della carta da cui emerge il disegno. Queste carte hanno il sapore consunto del tempo, della mappa ingiallita tirata fuori dal baule dei ricordi.
valentina correr
mostra visitata il 7 aprile 2005
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