Next è vicino, qualche numero civico più in là rispetto alla casa madre,
all’interno del palazzo in cui viveva Gregory Peck
in Vacanze Romane. Next è anche prossimo, punto di osservazione sulle
più recenti ricerche artistiche, sguardo verso quelle future. Due le mostre in
corso.
Nella sede principale, per la
prima volta in Italia un’antologia dell’artista di origini vietnamita Nicole Tran Ba Vang (1963; vive a
Parigi). A partire dagli anni ‘90 si dedica alla fotografia di moda partendo
dalle riviste patinate e riflettendo su un concetto ampio di bellezza, inteso
non solo come mero dato estetico ma come fattore sociale.
Nella serie Icône, Tran Ba Vang
raduna una sua personale cosmologia di immagini di dive del cinema, di modelle,
di foto glamour ritagliate dai giornali e su queste interviene con segni
pittorici. L’arte si appropria delle immagini cui quotidianamente siamo
sottoposti e le integra rielaborandole all’interno del proprio linguaggio.
Più interessante è la serie Collection Printemps/Eté 2001 che, già
dal titolo, di nuovo strizza l’occhio alla moda. Modelle nude indossano il
proprio corpo cucito. Molte tentano di spogliarsi della propria pelle e così il
confine si perde: il vestito diventa epidermide oppure il corpo, soggetto ai dettami
occidentali di bellezza, è pensato e manipolato come un vestito? Intorno alla perdita
del limite si articola anche la serie dei “corpi ricamati”: il corpo nudo femminile
a contatto con parati decorati o con tappeti ornati si con-fonde secondo le
strategie del camouflage.
Con Nicola Vinci (Castellaneta, Taranto, 1975; vive a Caldiero, Verona), invece, si inaugura lo spazio project. Il ciclo dotto di fotografie dal
titolo Transfert si articola secondo
un processo di spostamento: ogni foto è un ritratto di un personaggio storico o
letterario, politico o religioso, tuttavia nel frame non compare nessuna figura. È il luogo a parlare del soggetto
mentre il soggetto è (apparentemente) assente: al suo posto per traslazione ci
sono ambienti spesso fatiscenti. Gli spazi sembrano allora deserti, tuttavia all’interno
dei luoghi sono presenti tracce che rinviano, come in una metafora, alla
persona ritratta.
Così una stanza rosa con
mattonelle a rombi racconta di Antonin Artaud, un mappamondo in un’aula
scolastica parla di Bartolomeo Diaz, un lavandino è Ponzio Pilato. E ancora, Albino
Mussolini si ritrova in una cella di un manicomio dismesso, così come Pio XII
in una sedia rossa accanto a un lavabo pieno di foglie secche. Una cucina
sventrata è Heinrich Himmel.
Un sentimento misto di angoscia
e poesia attraversa gli scatti di Vinci. L’ironia amplifica le suggestioni
degli scatti. La rinuncia alla figura non è una rinuncia da parte dell’artista alla
complessità della narrazione. Tutt’altro. Forse è la resa più fedele nel
descrivere chi è ritratto.
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isabella pedicini
mostra visitata il 5 dicembre
2010
dal 25 novembre 2010 al 5 febbraio 2011
Nicole Tran Ba Vang- Vintage Collection
a cura di Valerio Dehò
Nicola Vinci- Transfert
a cura di Martina Cavallarin
Galleria EmmeOtto
Via Margutta, 8 e 51a – 00187 Roma
Orario: da martedì a sabato ore 11-14 e 15-20 (Emmeotto Next: da martedì a sabato ore 16-20 e su appuntamento)
Ingresso libero
Info: tel. +39 063216540; fax +39 063217155; info@emmeotto.net;
www.emmeotto.net
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