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fino al 5.IX.2010 | Pio Pullini | Roma, Palazzo Braschi

di - 31 Agosto 2010
Lungi
dal prototipo del disegnatore di genere a cui può essere riservata
un’attenzione fuggitiva, Pio Pullini (Ancona, 1887 – Roma, 1955) è stato un artista complesso, in grado di
coniugare una lunga carriera accademica e rilevanti commesse istituzionali a
una produzione controcorrente, in grado di mettere alla berlina il regime,
documentandone con ironia i lati grotteschi.

Se
il versante ufficiale lo vede allievo apprezzato di Giulio Aristide Sartorio e autore di affreschi e decorazioni in importati
edifici pubblici, dal Palazzo Reale di Centinje in Montenegro al Viminale di
Roma, la professione dell’insegnamento si svolge tra le cattedre di disegno a
Cagliari, Rovigo e Faenza fino al 1935, quando si stabilisce definitivamente a
Roma, sua città d’adozione.

Nello
stesso anno prende impulso la produzione umoristica, già avviata nel ’21 su La
Tribuna Illustrata
, con
un’esposizione di 40 acquerelli. Ma è soprattutto dal ’36 che si avvia la
feconda collaborazione, che durerà fino al ’49, con la rivista L’Urbe, fondata e diretta da Antonio Muñoz, la cui stima
e amicizia eserciterà una grande influenza sull’artista.

I
lavori pubblicati sul mensile segnano una divaricazione nella forma delle sue
illustrazioni: da un lato l’aspetto ufficiale, dall’altro l’impronta satirica.
Il suo profilo pubblico dimostra, al di là dell’apparente conformismo,
un’ironia latente. Ne sono testimonianza, ad esempio, l’acquerello L’augusteo, trasposizione a colori di una sua illustrazione
sull’urbanistica fascista apparsa sul secondo numero de L’Urbe, così come la serie di chine ispirate alla
politica demografica del regime pubblicati nel ’38. Sul versante opposto,
privato, si colloca invece il filone sarcastico, graffiante, ma attento anche a
cogliere la tragedia umana delle vicende belliche, come nella serie di acquerelli
non pubblicati all’epoca, realizzati fino al ’46 ed esposti poi al Caffè Greco
nel ‘49.

Seguendo
le fasi della sua esperienza artistica, la mostra di Pullini si articola dunque
in tre sezioni (illustrazioni pubblicate, acquarelli del periodo bellico e
dipinti) e propone circa 90 opere appartenenti a differenti collezioni
pubbliche e private, tra cui gran parte delle più recenti acquisizioni del museo.
Quest’ultima raccolta va a incrementare il già consistente nucleo di grafiche
dell’artista conservate a Palazzo Braschi anche per impulso dello stesso Muñoz,
che fu direttore dei Monumenti della Soprintendenza e poi capo della
Ripartizione Antichità e Belle Arti.

È
proprio nella sezione centrale della mostra, sviluppata tra il ’40 e il ’46,
che maggiormente si coglie l’urgenza per l’artista di riportare su carta le
impressioni colte per strada, tragiche o ironiche che fossero.

Dalla
parodia sugli atteggiamenti fascisti di Un assente all’adunata agli angosciosi rastrellamenti nel ghetto, le
vicende di Roma prendono vita nella magistrale scorrevolezza del suo pennello e
nell’affettuosa e poetica partecipazione personale. Al pari di quella di
Trilussa, a cui Pullini fu peraltro legato da un profondo sentimento di
ammirazione e affetto.

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mostra visitata il 21 luglio 2010


dal 21 aprile al 5 settembre 2010

Pio Pullini e Roma. Venticinque anni di storia
illustrata (1920-1945)

a cura di Maria Elisa Tittoni, Simonetta Tozzi, Angela
Maria D’Amelioc

Palazzo Braschi – Museo di Roma

Via di San Pantaleo, 10 (zona piazza
Navona) – 00186 Roma

Orario: tutti i giorni ore 9-21 (la biglietteria chiude
mezz’ora prima)

Ingresso: intero € 8; ridotto € 6

Catalogo Gangemi

Info: tel. +39 060608; museodiroma@comune.roma.it; www.museodiroma.it

[exibart]

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