Categorie: roma

fino al 6.I.2003 | Rembrandt – Dipinti, incisioni e riflessi sul ‘600 e ‘700 italiano | Roma, Scuderie del Quirinale

di - 7 Ottobre 2002

Che fosse l’artista più grande lì, nella ricca Amsterdam del ‘600, i contemporanei non avevano alcun dubbio. Come non si avevano dubbi sull’assoluto genio che guidava il suo intuito e la sua attenzione per le sfumature, per il particolare, alla ricerca del chiaroscuro più espressivo. All’inizio del 1650, rimasto in miseria e costretto a dichiarare il fallimento, Rembrandt poteva ancora permettersi di chiedere circa 400 fiorini per un ritratto ad acquaforte, una cifra esorbitante per quell’epoca, pari allo stipendio di un anno di un semplice artigiano.
Rembrandt non era un pittore minuzioso, se con questa accezione intendiamo i profili netti e taglienti, la riproduzione al dettaglio di ogni singolo oggetto delle piccole stanze ritratte o i colori brillanti come smalto, che tanta fortuna hanno fatto della pittura olandese a partire dalla metà del ‘400. I dipinti di Rembrandt erano grumi di colore, contorni sfrangiati, superfici vibranti al tocco improvviso e violento della luce, sia che si trattasse di un semplice autoritratto, sia di una Ronda notturna che di un’asettica lezione di anatomia. In vita, la fama di Rembrandt era giunta oltre i confini dell’Olanda, persino in Italia, dove molti intenditori d’arte ed artisti conoscevano la sua opera non tanto per i dipinti, quanto per le incisioni, vere e proprie ambasciatrici della sua opera (G. Lujten).
Se, come afferma Lujten utilizzando un calzante esempio tratto dal gergo musicale, a Rubens non interessava che nelle sue stampe echeggiasse il suo tono, e Reni e molti altri si accontentavano di pochi accordi, Rembrandt voleva dimostrare di saper suonare l’intera scala musicale.
Le sue incisioni non erano costituite da semplici linee di contorno, non erano appena tratteggiate, quasi pallido riferimento alle più importanti e pregiate opere pittoriche. Esse erano pura pittura, terreno di continua ed inesausta sperimentazione, veri e propri racconti narrati per luci ed ombre; e se nelle prime opere giovanili soleva affiancare all’uso dell’ago da incisore la penna di canna, al fine di ottenere l’effetto del disegno, a soli trent’anni il giovane artista possedeva il totale dominio della tecnica.
Che le sue incisioni siano state concepite come veri e propri dipinti, lo dimostra la combinazione di tecniche (morsura con l’acido, la puntasecca e il bulino) che Rembrandt usa per ottenere nelle sue stampe una completa gamma di grigi: la Stampa dei cento fiorini (e basti questo solo esempio a confermarlo) tirata su costosa carta giapponese, e considerato il suo più grande capolavoro, ne è il risultato.
Rembrandt, Dipinti, incisioni e riflessi sul ‘600 e ‘700 italiano in corso alle Scuderie Papali del Quirinale e realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum Amsterdam, mostra per la prima volta al pubblico italiano più di duecento opere dell’artista olandese. Il nucleo più prezioso ed interessante è costituito dalle incisioni tratte dagli album originali dell’artista, conservati nel noto museo olandese ed al British Museum. A conclusione della mostra, a corredo del ricco viaggio attraverso l’opera rembrandtiana, troviamo una sezione dedicata all’influenza esercitata dall’artista olandese sulla pittura italiana, con autentici capolavori di Giandomenico e Giambattista Tiepolo, Bartolomeo Nazzari, Pier Francesco Mola e molti altri.

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paola capata
mostra vista il 4.X.2002


Rembrandt, dipinti incisioni e riflessi sul ‘600 e ‘700 italiano
Scuderie del Quirinale, via XXIV Maggio 16, 0639967500, www.scuderiequirinale.it, dom_gio 10-20, ven_sab 10-23, ingresso intero 8 euro, ridotto 6 euro, catalogo Skira


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