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Fino al 6.IX.2015 | 100 Scialoja. Azione e pensiero | Macro, Roma

di - 7 Giugno 2015
La retrospettiva dal titolo vagamente mazziniano “100 Scialoja. Azione e pensiero” allestita al MACRO fino al 6 settembre, è il sigillo finale sulla stagione di celebrazioni per il centenario della nascita dell’artista romano Toti Scialoja (1914-1998). Seguendo un filo cronologico e disciplinare piuttosto lineare, la mostra accompagna attraverso la multiforme produzione del maestro – pittore, scenografo, illustratore, poeta.
Dopo i primi incerti passi nei territori dell’espressionismo École de Paris, della Scuola Romana, e persino in certe contrade morandiane, Scialoja si innamorò del gesto libero dell’Espressionismo Astratto, di seguito ad alcuni soggiorni a New York in cui strinse amicizie con alcuni giganti della New York School, tra cui Rothko, Kline, de Kooning.
Le fasi informali sono pressoché tutte rappresentate: dalle sabbie ai collage alle famose impronte, dai seducenti tentativi geometrici degli anni Settanta al riconquistato vigore gestuale, complice una visita agli affreschi del Goya nella Quinta del Sordo, nei primi anni Ottanta.
Sul giro di amicizie di Scialoja, di tutto rispetto, fa luce la sezione “Gli amici di Toti Scialoja e Gabriella Drudi”, presentando un vasto numero di opere dalla collezione personale dell’artista. Tra gli italiani figurano Afro, Ettore Colla, Leoncillo, Fausto Melotti tanto per dirne alcuni; tra gli stranieri Willem De Kooning, Philip Guston, Conrad Marca Relli. E dietro molti lavori si celano aneddoti o storie personali come nel caso della giocosa ringhiera scolpita da Alexander Calder, o del ritratto di Mino Maccari di Scialoja e della sua prima moglie Titina Maselli, oppure del nero di Alberto Burri fatto (si dice!) con una camicia dello stesso Scialoja.

In contrasto con i colori sovente fangosi e scuri delle grandi tele, alcuni fogli sono pieni di figurine colorate e leggere, di architetture improbabili: sono scenografie e costumi che Scialoja realizzò per il teatro, a partire dagli anni Quaranta. Notevole uno dei macchinari di scena – esposto nell’androne centrale del Macro – costruiti nel 1986 per Il ratto di Proserpina, testo di Rosso di San Secondo messo in scena a Gibellina.
Scialoja realizzò anche le scenografie e i costumi per lo spettacolo televisivo per bambini  Fantaghirò nel 1975: e questo è il trait d’union ideale con la sua grande passione per il mondo infantile. In mostra sono infatti esposti i freschissimi disegni di buffi animali – di certo discendenti di quelli di Trilussa – che Scialoja raccolse in numerosi libri per bambini (il primo Tre per un topo, ideato per le nipoti nel 1969, poi diventato Amato topino caro): accompagnati da filastrocche e rime nonsense e surreali, genuinamente divertenti, quei disegni furono anche l’ennesima prova delle sue doti di poeta e strampalato paroliere, ponendosi ad un livello ben più alto rispetto ai prodotti tipici dell’editoria infantile.
Si esce dalla mostra con la strana e sfuggente sensazione che in qualche modo la dimensione infantile sia stata più fondamentale di quanto si pensi per l’artista romano, che scriveva nel suo (invero un poco presuntuoso e narcisistico) Giornale di pittura: «Lavorare in una infanzia perpetua, in un appartamento disordinato e silenzioso dove i grandi non torneranno mai più. Sono partiti per sempre, lasciando la luce accesa in tutte le stanze». (Toti Scialoja, Giornale di Pittura, Roma 1991 p.73)
Mario Finazzi
mostra visitata 28 aprile
Dal 28 marzo al 6 settembre 2015
100 Scialoja. Azione e Pensiero
MACRO
Via Nizza, Roma
Orario: da martedì a domenica ore 10.30-19.30
Info: www.museomacro.org

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