“Una foto, a volte, vale più di mille parole”. Mai detto giornalistico si è dimostrato più giusto. Le 43 fotografie in bianco e nero, di vario formato, realizzate da Grazia Cecconi (Pisa, 1960) ed ora esposte a Roma in occasione del Festival Internazionale FotoGrafia, raccontano con lucidità e partecipazione una storia drammatica terminata solo poche settimane fa.
Ölüm Orucu, titolo della mostra, significa digiuno sacro, ed è il digiuno fino alla morte (death fast) che i detenuti politici turchi hanno messo in atto dal novembre 2000 al gennaio 2007 contro il carcere di isolamento. Una protesta che è costata la vita a 122 persone e prodotto 600 handicappati a causa della rialimentazione forzata applicata nelle carceri ai detenuti in protesta. Un medico turco che ha potuto visitare alcuni detenuti in alimentazione forzata ha dichiarato: “Questa è una terapia scorretta, priva di vitamina B, che impedisce l’assorbimento degli zuccheri che arrivano come delle travi colpendo il sistema neurologico”. Nel momento in cui perdevano conoscenza per il digiuno, i detenuti venivano infatti alimentati con le flebo e ciò li portava a contrarre il morbo di Wernicke-Korsakoff, che colpisce il sistema neurologico centrale causando perdita della memoria e gravi disturbi motori. I detenuti in fin vita erano rilasciati e restituiti ai familiari. A partire dal 2001 la Cecconi, non appena veniva a sapere del rilascio di un detenuto, partiva per la Turchia per documentare le condizioni di queste persone, vivendo loro accanto e aiutandole per quanto possibile. Tutto ciò è avvenuto di nascosto dalla polizia turca che aveva imposto la massima censura su quanto stava accadendo nelle carceri, e minacciava i familiari delle vittime.
A fine gennaio di quest’anno, sotto la pressione dell’opinione pubblica ormai a conoscenza di questi fatti dopo sei anni di silenzio, grazie anche all’impegno di un avvocato turco che si è unito ai detenuti non mangiando per 292 giorni, il Ministro della Giustizia con una circolare, ha permesso ai detenuti di incontrarsi e all’Ordine dei Medici di entrare nelle carceri. Il 22 gennaio 2007 i detenuti hanno interrotto la protesta.
Grazia Cecconi ha realizzato questo diario fotografico in analogico con macchine Contax e lo ha esposto in galleria per gruppi di immagini. Ogni gruppo è dedicato ad un detenuto appena liberato di cui una breve didascalia traccia la storia. Sono foto che mostrano queste persone malate con i loro famigliari e i loro amici, nell’intimità delle case, non c’è mai compiacimento, ma affetto e rispetto: i ritratti mostrano la dignità di queste persone anche in situazioni di salute molto gravi che spesso poi le hanno portate alla morte. È da tempo che la Cecconi ha legato la propria attività di fotografa alle organizzazioni no profit come Greenpeace, Medici senza frontiere, Amnesty International, oltre ad essere stata per anni art director della Saatchi & Saatchi, ed oggi della scuola di fotografia Outsideschool.
Ora con questo suo lavoro di denuncia sociale, inaugura la nuova gestione di questa galleria nel cuore di Trastevere che ha cambiato nome e non si chiama più Santa Cecilia, ma b16 art gallery.
pierluigi sacconi
mostra visitata il 13 aprile 2007
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