Impresario di se stesso, artista, musicista, costumista, animatore, stilista, musa e modello, Leigh Bowery (Sunshine-sobborgo di Melbourne 1961 – Londra 1994) arrivò nella capitale britannica nel 1981. Aveva con sé la giovinezza, pochi soldi, una macchina da cucire e si lasciava alle spalle un clima familiare opprimente legato all’Esercito della Salvezza. Quello che questo ragazzo australiano cercava, e che trovò, in una Londra animata dalla coda finale del movimento punk e, subito dopo, da quello New Romantic, fu la libertà di essere sé stesso. Come reazione all’imperversante clima moralista e benpensante di matrice thatcheriana che, tra l’altro, aveva tagliato qualsiasi contributo all’arte e agli artisti, i giovani ostentavano la trasgressione. “Per Bowery, che affonda le sue radici prima nel punk,” afferma Cristiana Perrella, curatrice della mostra, “la provocazione non era fine a se stessa, ma era strumento di ricerca e affermazione di vitalità.”
Già nel 2000, sempre all’Accademia Britannica, c’era stata nell’ambito di Video Vibe una prima presentazione di alcuni video sulle straordinarie performance di Bowery, alcune delle quali vengono riproposte in questa occasione. La mostra, in assoluto la prima in Italia dedicata al leggendario artista, raccoglie alcuni costumi e acconciature –c’è anche il mantello Freud-Hitler, realizzato nel 1992 con gli straccetti che Lucian Freud usava per pulire i pennelli- realizzati con un’attenzione al dettaglio che mai ci si aspetterebbe per indumenti indossati in luoghi accalcati, al buio o sotto le luci artificiali delle discoteche. Vestiti indossati da lui e dalla sua assistente e compagna di performance, anche lei membro della band Minty fondata da Bowery e da Richard Torry, nonché moglie, Nicola Bateman (ospite d’onore in questa giornata inaugurale della mostra; è lei che conserva a Brighton l’Archivio Bowery).
Tra il 1985 e il 1986, ogni giovedì notte, Bowery fu l’animatore della serata Taboo (da qui il titolo della mostra) organizzata dalla discoteca Maximus di Leicester Square, luogo di contaminazione artistica
In mostra anche tre incisioni di Freud e un nucleo di fotografie scattate da Bruce Bernard durante le lunghe sedute di posa, nello studio del pittore (altre immagini fotografiche sono di Fergus Greer e Nick Knight). Niente bustini, armature di piume e paillettes, imbottiture di gommapiuma, finti seni, zatteroni, né parrucche, insomma niente trucchi né travestimenti, Bowery posava completamente nudo, privato anche dei peli per Freud. “E’ come guardare cosa si nasconde al di sotto di un tappeto”, disse di lui il famoso pittore. Le sedute duravano fino a sette ore e si ripeterono costantemente anche cinque volte a settimana per oltre tre anni, lunghe ore in cui l’artista “ebbe modo di pensare e riflettere su si sé e sulla percezione del suo corpo”, come sostiene Cristiana Perrella. Lui, che proprio del suo corpo, attraverso i travestimenti più imprevedibili, aveva fatto “un’opera d’arte su due gambe”.
“Il mio corpo è capace di trasformarsi in innumerevoli forme” –aveva detto una volta– “l’idea di potersi trasformare dà coraggio e vigore. Riduce l’assurdità, puoi fare qualunque cosa vestito così… io voglio disturbare, intrattenere e provocare… sono interessato alle dissonanze estetiche, ad una tensione tra le contraddizioni e all’idea che qualcosa può essere spaventoso, eroico e patetico allo stesso tempo.”
manuela de leonardis
mostra visitata il 6 aprile 2006
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