È questa l’idea che ispira la rassegna Artist’s corner, curata da Anna Cestelli Guidi e Carla Subrizi coinvolgendo la Fondazione Musica per Roma nella produzione delle opere. Lavori che saranno esposti in dieci mostre che si succederanno con cadenza mensile fino a dicembre, con l’obiettivo di dare spazio a personalità artistiche emergenti distintesi per originalità e serietà di ricerca.
In concomitanza con il Festival della Matematica, la rassegna si apre con la mostra Chromatèma di Silvia Iorio (Roma, 1977), appositamente concepita per lo spazio dell’ex-guardaroba e incentrata su un’indagine minuziosa dei rapporti esistenti tra arte, musica e matematica. Per scoprire l’armonia vitale insita in enigmi, inganni e paradossi di un universo non più solo infinito, ma aleatorio, frattale e pluridimensionato. Fenomeni di caos apparente che la scienza cerca, da sempre, di comprendere nella logica di principi razionali, svelando dietro ai simboli misteriosi con i quali la Natura si esprime -e che per Baudelaire sono all’origine “dell’unità profonda e oscura” tra rappresentazioni legate a diverse modalità percettive e conoscitive– una rete di connessioni, spesso insospettate e sorprendenti, tracciata sin dal 1979 da Douglas Hofstadter in Gödel, Escher, Bach. Un’eterna ghirlanda brillante (Adelphi 1984).
Riscoprendo il valore progettuale di carta e inchiostro, Iorio ha realizzato, con la collaborazione del compositore Roberto Rey Marquez, dodici sculture musicali concepite come trasposizioni visivo-sonore di altrettanti concetti matematici. Invitando lo spettatore a verificare le segrete corrispondenze di un mondo complesso e iperbolico quanto la Stella di Spikey, irregolare e rugoso come il foglio accartocciato di F(x)=?, che assimila lo scarto e l’errore ad una funzione non funzionale.
Un mondo in cui il Vuoto è tutt’altro che il nulla, la spirale è una serie di cerchi concentrici (Spirale di Fraser) e il caos ha un ordine deterministico tutto suo (Diagramma di Feigenbaum). Dinamico quanto l’infinito racchiuso nel Lituo di MacLaurin, imprevedibile come il ciclone che in Poema Sinfonico Naturale (stampa lambda su alluminio) rompe l’ordinata linearità di una partitura astratta per orchestra a 21 parti, destinata ad essere liberamente interpretata da sei musicisti e riprodotta sotto forma di suite su cd-rom (in preparazione). Per arrivare in fine riconoscere, attraverso la simmetrica bellezza del Palindromo di Dubner e l’enigmatica casistica del Cubo di Rubik, il valore conoscitivo racchiuso nel quadrato magico del Sator e in quello alchemico della Melanconia di Dürer, ribadito dalla presenza della pietra filosofale, rappresentata dalla Sfera in marmo nero collocata al centro dell’installazione. Forma originaria della perfezione dell’universo, ma anche immagine dell’instabilità e del capriccio del caso. Sulla sua superficie ruotano, dipanandosi da un medesimo punto, sette pentagrammi, a tracciare un flusso musicale perpetuo articolato su un canone a sette tempi, tanti quanti sono i colori dello spettro solare.
francesca franco
mostra visitata il 9 marzo 2007
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