La mostra dedicata dal Macro all’artista anglo-statunitense Cecily Brown (Londra 1969; vive a New York) offre per la prima volta a Roma un piccolo saggio di quella rinascita della pittura che dalla fine degli anni Novanta prese piede nelle gallerie più importanti di New York. A quel tempo attorno al gotha dell’arte americana oltre la Brown gravitavano artisti come Damian Loeb e Matthew Ritchie e fu proprio in quegli anni che la pittura, in uno dei tanti ritorni ciclici ebbe la sua rivalsa sulla videoarte e sui mezzi digitali che da tempo avevano preso il sopravvento monopolizzando critica e mercato.
Cecily Brown si ritrovò a vivere la congiuntura ide
Da quel momento l’ascesa della Brown è nota: è entrata a far parte delle più prestigiose collezioni d’arte contemporanea del mondo ed è stata presente in alcune importanti collettive di qua e di la dell’Atlantico. Oggi continua la sua carriera artistica facendo uso di un linguaggio pittorico che guarda più che mai a De Kooning e Francis Bacon, di cui raccoglie l’eredità ideologica della non – rappresentazione.
La mostra del Macro raccoglie in un’unica sala alcuni grandi oli su tela e una piccola
Forte l’impatto delle grandi tele: di fronte a quello che a prima vista può apparire un incomprensibile impasto pittorico si scorgono grovigli di corpi allacciati tra loro, pennellate e macchie rappresentano organi sessuali, sottolineano un gesto o un movimento in atto. E lo spettatore si ritrova voyeur, in un sovraccarico di colori e potenza visiva.
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mostra vista il 6 giugno 2003
Cecily Brown, a cura di Danilo Eccher e Rossella Siligato
Macro, via Reggio Emilia (Porta Pia), 0667107900, macro@comune.roma.it, www.comune.roma.it/macro , mar_dom 9-19 ch lun, ingresso intero 5.20 euro, ridotto 4,20 euro catalogo Electa 60 euro
[exibart]
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