Due video fatti di immagini distorte e oniriche nella loro scarsa qualità, che riportano a quando il montaggio si faceva in casa con il videotape e gli effetti cromatici si ottenevano forzando i colori del video con il telecomando. Sono i primi lavori di Renato De Maria, regista noto per film come Paz! (2001) e Amatemi (2005).
All’epoca, che non è poi troppo lontana (era il 1979), un regista in erba e degli irriverenti musicisti di inspirazione punk portavano avanti ricerche comuni sul piano musicale e visivo. Gli uni giocando a smembrare i vecchi successi pop per ricrearne delle tracce ossessive e ripetitive, l’altro cercando di “suonare le immagini”, confidando nel loro valore pittorico e plurisensoriale. Ispirazione comune: le grandi feste newyorkesi di DJ Master Flash. Nacque così Tapeshow: immagini rubate ad un televisore in bianco e nero montate in brevissime sequenze ad anello a ricreare un loop ipnotico e irregolare.
Scene di mitici telefilm si alternano ad immagini di guerra, i volti dei soliti noti appaiono e scompaiono fino a dissolversi nelle insistenti panoramiche della cucina del bolognese Bifo. La musica degli Stupid Set, fra inascoltabili distorsioni e divertenti giri di chitarra, si muove sorprendentemente in sincronia con le immagini, di cui riprende la stessa ossessiva ripetitività.
Per un attimo sembra di essere ad un rave party, narcotizzati da un flusso inesorabile di suoni e apparizioni, di fronte ad uno di quei maxischermi che pompano immagini remixate a ritmo di tecno. In effetti un uso smodato del loop scoraggia ogni tipo di interpretazione dei filmati.
Il flusso unidirezionale dell’informazione televisiva fa invece da protagonista in Stress therapy (1981), trasmesso da una vecchia TV direttamente nella galleria. Si tratta di un video ottenuto puntando la telecamera su un monitor dai colori caricati al massimo, che trasmette filmati che si accavallano gli uni agli altri, contendendosi il predominio mediatico. Ogni filmato riproduce un avvenimento che si deforma passando da una lente all’altra: l’attentato a Reagan, il lancio dello shuttle, Solidarnsch. Tutto ripreso in sequenze più lunghe, in loop che sembrano gli echi di incoscienti memorie e che si riaffacciano alla mente come i frutti di una propaganda efficace e continua. Il tipo di immagini scelte con un intento polemico e narrativo, le sequenze più lunghe e leggibili, rendono stress terapy sicuramente un lavoro più ragionato, ma non per questo meno istintivo e sperimentale di tapeshow. I video still preparati per la mostra ne recuperano la qualità formale, creando rappresentazioni ferme e visionarie.
francesca cavallo
mostra visitata il 29 settembre 2005
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