Un filo di inquietudine si dipana negli spazi di Villa Medici, teso nella sequenza degli scatti di François-Marie Banier (Parigi, 1947). È l’umanità, nelle sue variazioni di tono -nelle sfumature dei grigi- che il fotografo vuole raccontare. Volti e corpi incontrati per strada, proiettati nel loro presente. Forme plastiche che talvolta si distorcono in un sorriso, in un ghigno, lasciando intravedere nelle pieghe della carne l’intimità di un carattere. Non c’è giudizio dietro l’obiettivo. C’è un grande fascino, piuttosto, e una certa golosità nel registrare gli impulsi. “Io non fotografo: io prendo” dice Banier rispondendo alla domanda di Martin d’Orgeval, curatore della mostra (sua anche l’organizzazione, insieme a Jean-Luc Monterosso, della personale alla Maison Européenne de la Photographie di Parigi nel 2003). “Prendo tutto ciò che c’è da prendere. L’omino, la signora, il cane, il bambino, anche le betoniere. Mi attira il racconto che indovino dietro ogni essere, quella complessità inestricabile dalla quale debbono uscire per esistere.”
Il fotografo, ma anche lo scrittore -Banier è autore anche di romanzi e pièce teatrali– è attratto, in particolare, dall’universalità dei sentimenti. Che si tratti di dolore, seduzione, degradazione. “Ognuno è a un centimetro dal perdere la testa, basta guardarlo.”
Non può non venire in mente, poi, davanti ad alcune stampe “contaminate” dalla presenza di parole scritte, la scrittura automatica dei surrealisti. Le lettere –segni di luce– s‘insinuano nel contesto iconografico, magari seguendo le morbidezze ondulate di una collina, come nel lirico scatto del paesaggio toscano. Esplicito l’omaggio a Louis Aragon con la grande pagina un po’ fotografica un po’ calligrafica. Bistrò, banane, marciapiedi e asfalto, tatuaggi, pagine di giornale, manifestazioni, occhiali. Place de la Concorde, la Gare du Nord, Rue Cler, Pigalle, Rue de Tomboctou. Parigi è il luogo per eccellenza in cui l’autore si aggira, ma potrebbe anche essere Tangeri o Rio de Janeiro, Londra, Amman, Roma o New York: il contesto –esterno o interno che sia– non è fondamentale. E’ la bellezza il contenuto e il contenitore: “La bellezza è l’altro. L’altro a tutto tondo. L’altro epurato da qualsiasi cliché, da ogni pregiudizio, spesso intrappolato tra le grinfie d’una società che lo comprime e che non riesce a capire.”.
La galleria di personaggi comprende anche molti volti noti: Truman Capote sotto l’ombrello, un giovanissimo Johnny Depp, l’algida Virna Lisi, Silvana Mangano, Lauren Bacall, Nicole Kidman, Jacqueline Picasso, Warhol, Fellini, Mastronianni, Francis Ford Coppola, Mick Jagger, Carlo d’Inghilterra, la Principessa Carolina di Monaco), alcuni dei quali legati all’autore da una profonda amicizia.
Le immagini sono tutte in bianco e nero, fatta eccezione per un’unica foto a colori che ritrae un Ettore Sottsass casalingo. L’architetto, con il suo sguardo sempre un po’ sardonico, guarda l’obiettivo dall’intimità del suo salotto, in pantofole.
manuela de leonardis
mostra visitata il 25 ottobre 2005
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Un'esposizione veramente interessante...e deve avere avuto un'inaspettato successo, visto che ieri(10/12/2005),alle 14.30 i cataloghi erano già tutti esauriti!!!
ma che orari ha? impossibile vederla .....