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fino all’1.II.2009 | Jean-Michel Basquiat | Roma, Fondazione Memmo

di - 20 Novembre 2008
Figure nere, corpi scheletrici, frammenti. Di immagini, cose e persone. E di parole, pure. Pochi i volti; tante, invece, le presenze, nell’opera inquieta di Jean Michel Basquiat (New York, 1960-1988) in mostra a Palazzo Ruspoli. Oltre quaranta i lavori (dieci dei quali mai esposti prima) che raccontano l’artista capace di ritrarre la realtà cruda di una precaria esperienza urbana.
Non ci sono e non potrebbero esserci quadri né cornici preziose in una mostra di Basquiat, ma porte in legno, finestre e tavole dipinte o collage di fotocopie disegnate, colorate, incise. È questo il modo in cui l’enfant terrible dei sobborghi di New York comunica col mondo e lo sfida: alla ricerca di un’affermazione sociale prima che artistica.
Basquiat immortala il “vero”, il vissuto, il (tristemente) quotidiano, permeato dal disagio interiore di un nero in una società razzista. Fin dai primi anni di attività, quando ancora minorenne e già fuori dagli schemi, lontano dalle convezioni, si presenta alla Downtown newyorkese con la sua rivolta graffitista, racchiusa nell’acronimo che sceglie come firma: Samo, da “Same Old Shit”. Espressione dell’innocenza perduta che riecheggia nei soggetti più volte ripetuti, che affondano le radici nel fertile ma sconnesso terreno della sua giovinezza: auto, aerei e grattacieli; simboli, fumetti, giochi o cartoni animati.
Visioni frammentate di un passato che, forse unite al disagio del presente, si traducono nei “fantasmi da scacciare” – messi in risalto nel titolo della rassegna – che ne tormentano l’esistenza; è lo stesso Basquiat a farlo notare, ripetendo quel to repel ghost in diverse tavole, tre delle quali esposte nella mostra romana.
Il “corpo” è la figura più ricorrente nelle sue opere: presentato prima con immagini dello stesso artista in varie sembianze, per poi divenire una presenza quasi ideale ma tracciata attraverso una carica emotiva tradotta in linee e colori. Del corpo umano rimangono spesso i soli organi, in una Gray’s Anatomy – opera scientifica che lo affascina durante l’infanzia – esasperata nella (spesso totale) decostruzione della realtà.
La mostra è sì contenuta nelle dimensioni, ma le opere offerte (provenienti da Germania, Belgio, Francia, Italia, Austria, Svizzera e Stati Uniti) rendono piena rappresentatività della cruda ma profonda poetica di Basquiat, con un insieme di creazioni incentrate proprio sulla sua visione frammentata del corpo umano. Un curato percorso espositivo saggiamente allestito – e puntualmente illuminato – consente di apprezzare appieno i suoi lavori, entrando a poco a poco nella visione del mondo propria dell’artista, ripercorrendone en passant la tormentata esistenza.

Va da sé l’imbattersi nel suo profondo disagio interiore: cruciale nell’attività artistica, ma letale per la sua vita sopraffatta dalla dissolutezza, che lo porta alla scomparsa prematura. Dopo un’intensa ma fulminea carriera consumata (appena otto anni, ma di successi), lanciato sul mercato dell’arte dall’amico Andy Wharol – con cui è ritratto in uno dei cinque scatti inediti di Michael Halsband offerti dalla mostra – per poi esserne ingoiato. Risucchiato dalle logiche consumistiche della stessa società dalla quale tentava di sfuggire.

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dal primo ottobre 2008 al primo febbraio 2009
Jean-Michel Basquiat – Fantasmi da scacciare
a cura di Olivier Berggruen
Fondazione Memmo – Palazzo Ruspoli
Via del Corso, 418 – 00186 Roma
Orario: da martedì a giovedì ore 10-19.30; da venerdì a domenica ore 10-20.30
Ingresso: intero € 10; ridotto € 8/6/4
Catalogo Skira
Info: tel./fax +39 066874704; info@fondazionememmo.it; www.fondazionememmo.it

[exibart]

@https://www.twitter.com/AleCrisantemi

Nato nel 1980, è appassionato di arte, con particolare propensione per quella figurativa, collabora con Exibart dal 2008. Nonostante la formazione self-taught nel campo dell'arte, si è affermato nel tempo come esperto di pittura, partecipando alla giuria di numerosi concorsi e collaborando come corrispondente di arte e cultura per varie testate. Tra i vari incarichi per Exibart, cura oggi la rubrica Case ad Arte dedicata alle dimore degli artisti in Italia e all'estero.

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