Carola Bonfili è nata a Roma nel 1981, vive a Londra e ha un recente passato come curatrice e giornalista. Oggi si presenta per la prima volta in veste di artista e ha scelto la capitale per il suo debutto. In galleria ha ricreato una vera e propria classe, con alcuni banchi di scuola provenienti da un liceo romano; ancora ben visibili le scritte e i disegni degli studenti. La sensazione che si prova muovendosi tra questi banchi è quella di spaesamento. È strano infatti vedere questo luogo, che nella memoria di ognuno di noi è sempre affollato, pieno di rumore e di vita, improvvisamente vuoto, silenzioso, privato della sua funzione. Sull’ultimo banco una piccola scultura in argilla rappresenta una nave incagliata, percossa dalle onde di un mare in tempesta. È proprio da questo modellino, particolarmente amato da Bonfili, che nasce l’idea della mostra; l’artista l’ha voluto riprodurre di grande dimensione, usando polistirolo e resina, e l’ha posto come sfondo nella parete di fronte ai banchi. Questo paesaggio marino, realizzato con materiale effimero, ci riporta in qualche modo agli allestimenti barocchi, destinati a durare il tempo di una festa. Vederlo lì, al posto della cattedra, rende la situazione inconsueta. Situazione che è ben descritta da Ilaria Gianni nel suo racconto-presentazione della mostra: “La dicotomia tra il vuoto dell’aula, spopolata dei suoi legittimi abitanti e il titanico paesaggio friedrichiano, rende l’atmosfera sottilmente perturbante”. Contribuisce anche la colonna sonora, che accompagna il visitatore e che riproduce i rumori abituali di un’aula scolastica, mescolati a suoni naturali e sintetici.
Completano l’installazione alcune immagini incollate sui banchi, riproduzioni di opere di maestri vittoriani dedicate a sante martirizzate. La Bonfili è interessata al modo in cui sono state raffigurate, e ha voluto rielaborare al computer queste immagini, accattivanti e sensuali, per ricontestualizzarle con inserimenti di sfondi ed elementi attuali.
È dunque una mostra sul ricordo, sulla memoria. Tematiche non certo originali, ma il meccanismo -e ci mancherebbe- funziona, perché muovendosi tra quei vecchi banchi di scuola è impossibile non ripensare a sensazioni ed emozioni che sembravano dimenticate per sempre.
pierluigi sacconi
mostra visitata il 3 marzo 2006
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