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fino all’1.IV.2010 | La Danse Macabre | Roma, Nomas Foundation

di - 29 Marzo 2010

Io sont la morte che porto
corona. Sonte signora de ognia persona
”. Così inizia il poema che accompagna l’affresco di Simone
Baschenis
nella
chiesa di San Vigilio a Pinzolo. Era il 1539 e il tema tardo-medievale della
danza macabra pervadeva ancora la religiosità popolare, in un misto di laicismo
e fanatismo ai limiti dell’eresia. La peste, d’altronde, aveva costretto gli
esseri umani a vivere a braccetto con la morte, fino a ballarci assieme per
esorcizzarla. Come ai nostri giorni, in cui alla pestilenza si è sostituita la
piaga della crisi finanziaria ed economica.
Intorno a questa corrispondenza
storica ruota la collettiva La Danse Macabre proposta dalla Nomas Foundation
in collaborazione con gli studenti del corso Issues and Trends in Contemporary
Art tenuto da Ilaria Gianni presso la John Cabot University di Roma.
L’iniziativa fa parte del progetto Nomas Lab, una piattaforma che favorisce il
dialogo tra la fondazione, le università e le scuole d’arte con l’intento di
coinvolgere in maniera attiva gli studenti nell’universo espositivo.
Proprio come nel caso della mostra
La Danse
Macabre
, per la
quale sette studenti-curatori sono partiti dal capolavoro omonimo dell’artista
tedesco Hans Holbein il Giovane per rintracciare nel panorama artistico italiano sette
artisti che nelle loro opere hanno esplorato l’idea della catastrofe come
momento di riflessione sull’ignoto.
Un ignoto che ai nostri tempi è un
buco nero su sfondo rosa shock, come nel trittico di Nicola Pecoraro, che al girotondo cortigiano con
lo scheletro della morte ha sostituito lo sballo festaiolo, o come negli scatti
fotografici di Caterina Nelli, o i rave party, come nell’opera di Gabriele De Santis. Più che il memento mori emerge il desiderio ossessivo di
dimenticare; più che la volontà di condividere la paura si sottolinea la
spasmodica ricerca dell’isolamento.
Al Trionfo della Morte si sostituisce insomma quello del
fantasma. Lo scheletro d’altronde è presente solo in quanto animale
nell’installazione di Emiliano Maggi o come citazione nella stampa fotografica su plexiglas di Roberto
De Paolis
. Uno
scheletro però tutt’altro che umano, trattandosi del Luxury Skull, il teschio tutto platino e
diamanti opera di Damien Hirst. In questa atmosfera, invece, la presenza fantasmatica,
nella sua immaterialità e nella sua sospensione di giudizio, sembra più vicina
e più simile all’uomo contemporaneo, l’alter ego perfetto dei sui tempi.

Ecco perché nelle opere di Carola
Bonfili
, così
come in quelle di Stanislao Di Giugno, non solo l’iconografia rappresentata ma anche il modo in
cui sono state realizzate si fanno significativi. In entrambi i casi, infatti,
il processo di ricerca di oggetti appartenuti a non si sa chi fa parte della
creazione. E la volontà di custodirli e assemblarli, come il protagonista del
romanzo di Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata, sembra indicare il tentativo da
parte dell’arte di ricondurre assieme i nostri fantasmi e così contrastare la
morte.

articoli correlati
Danze
Macabre a Bergamo
Carola
Bonfili a Roma in personale
De
Paolis a Oredaria
Di
Giugno a Rivalta
Nelli
a Genova
Pecoraro
al Macro

mauro de clemente
mostra visitata il 19 marzo 2010


dall’undici marzo
al primo aprile 2010

La Danse Macabre
a cura di Alexander Anderson,
Poppy Cotterell, Valeria D’Ambrosio, Lucrezia Gaetani Cembran, Angels Miralda-Tena, Olga Serhijchuk ed Ellen Von Wiegand
Nomas Foundation
Viale Somalia 33 (quartiere Africano) – 00199 Roma
Orario: da martedì a venerdì ore 14-19
Ingresso libero
Catalogo Nero
Info: tel./fax +39 0686398381; info@nomasfoundation.com;
www.nomasfoundation.com

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