Un occhio dall’alto cattura il muoversi instancabile della popolazione metropolitana. È quello di Oriana Ubaldi (Venezuela, 1961), artista che ha scelto una tecnica “tradizionale” per raccontare traffico e animazione che caratterizzano il nostro scenario quotidiano. Pittura, e non fotografia. Pittura, e non video. Come rendere una realtà cinetica in un frame statico, immobile, bidimensionale? La risposta è nella pennellata, veloce, instancabile, frenetica, come il soggetto che rappresenta. La mancanza di contorni netti e l’insistere sulle diagonali suggerisce uno spostamento di volumi nello spazio. Non è la scomposizione futurista ad entrare in gioco, quanto piuttosto una fluidità esecutiva che affonda le radici nel tratto istintivo ed immediato dell’Informale. Gli Sguardi dal ponte sono prese sulla realtà effettuate da un luogo simbolico, da cui guardare senza essere visti. La scelta dell’angolazione e degli scorci è frutto di una formazione fotografica, negata poi dalla varietà cromatica che contraddistingue questi lavori e che riconferma le potenzialità espressive di un medium considerato spesso -dagli artisti e dalla critica- superato.
Le attività rappresentate vanno dai movimenti più personali, bloccati in un istante, ad azioni del quotidiano condiviso. Lo scenario prediletto è quello urbano, dove persone sconosciute si incrociano rimanendo nell’anonimato più assoluto, e la cui identità è negata allo stesso spettatore, grazie a scelte compositive che escludono volti e fisionomie. Due delle opere in mostra trovano posto adagiate sul pavimento piuttosto che sulle pareti, soluzione che invita il visitatore a vestire i panni di un passante qualsiasi e ad assumere lo stesso punto di vista scelto dall’artista. La volontà di conferire un ritmo interno all’opera è suggerita anche dalla scelta del trittico, che scandisce le fasi dell’azione come fosse una sequenza di fotogrammi.
Lo sguardo sulla società contemporanea non può però escludere una presa di posizione, per quanto velata. Le Parole al vento di uno dei lavori in mostra alludono sì, ai fogli di giornale mossi da una folata improvvisa, ma accennano anche alla volatilità e inconsistenza dell’universo mediatico, non sempre in grado di gestire con rispetto ed equità le informazioni acquisite. Così, se il lavoro stilistico di Oriana Ubaldi è riconducibile ad un filone “espressionista”, il campo d’indagine va al di là del ritratto individuale per trasformarsi in una riflessione sui modi e i tempi del nostro universo quotidiano. Una realtà in cui siamo talmente immersi da dover scegliere un ponte, per poter effettivamente guardare.
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www.orianaubaldi.com
alessandra troncone
mostra visitata il 4 maggio 2007
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Complimenti alessandra!! veramente bella la recensione. e complimenti oriana,è difficile ormai riuscire ad emozionare con la pittura e te ce l'hai fatto.