Nata nell’ambito del festival Olandiamo?, indetto per la riapertura dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma, la mostra è costruita sulla falsa riga di un match e intende far emergere, attraverso le proposte di nuove generazioni di progettisti, le culture architettoniche dei due Paesi. Proposito in verità un po’ ambizioso date le dimensioni limitate della mostra.
Per tradizione ciò che connota Italia e Olanda è un diverso sistema di pensiero: deduttivo e pragmatico l’olandese, induttivo e idealistico l’italiano. Il primo parte dall’oggettività del quotidiano, il secondo da un’idea astratta. Cosa che si evince chiaramente nei modelli di pianificazione urbanistica avanzati, rispettivamente, dal Crimson Architectural Historians nel progetto di riqualificazione della città Hoogvliet, battezzato significativamente Wimby!, acronimo di welcome into my back yard; e dal collettivo italiano Dogma con il progetto Stop-City (2007), che ribalta la “città verticale” di Ludwig Hilberseimer (1927) e la No-Stop-City coniata nel 1970 da Archizoom in un arcipelago di isole urbane ad alta concentrazione.
La mostra stessa parte con due progetti antietici di abitazione: la Villa 1 (Bennekom, Olanda, 2005-07) della Powerhouse Company, che con le sue forme aperte e irregolari debitrici dell’Architettura organicista degli anni ’60 s’immerge nel verde; e la trasformazione di una casa da uni a bifamiliare (Casa per due figlie, Pozzovetere, 2001-07) del napoletano Beniamino Servino, che marca l’inaccessibilità visiva dello spazio interno.
Così come opposte sono le metodologie compositive riscontrate nell’organizzazione di insediamenti abitativi suburbani, dove gli olandesi Onix optano per una certa libertà dispositiva all’interno di uno schema ripetuto uguale su larga scala (Veranda houses, Almere, 2005-06), mentre gli italiani Buakuh propongono una rigida griglia di lottizzazione razionale (Master plan Bakemabuurt-Geuzenveld, Amsterdam, 2003-07).
Nonostante questo però la mostra fa emergere anche la condivisione di un comune lessico europeo, che affonda le proprie radici nella ricerca artistica del secondo dopoguerra. Questo si riscontra non solo nella tendenza a volgere interventi urbanisticamente violenti in opportunità di ridefinizione spaziale della vita cittadina, come dimostrano i progetti di NL Architects per la Superstrada 8, che taglia in due la città di Zaanstad (2003-06) e di IaN per il parcheggio Nuovo Salario a Roma (2001-07). Ma soprattutto nella reinterpretazione di forme ereditate dal passato che già posseggono una propria storia architettonica, come il labirinto e la sfera.
francesca franco
mostra visitata il 22 maggio 2007
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