Artisti francesi poco più che trentenni residenti a Villa Medici. Jérôme Lagarrigue Xavier Noiret-Thomé e Sébastien Pignon sono i protagonisti di 3+1, in cui l’uno sta ad indicare la collaborazione del nostro Mauro Lupeschi. Il volto di Lagarrigue cattura l’attenzione appena entrati nella sala, ci scruta rassicurante sotto una striscia di neon che interrompe la notte: è Self portrait under Neon Light. Nella prima sala è invece il volto dell’altro il codice che permette di leggere le proprie sensazioni e di interpretare l’ambiente circostante. Quello di Jean si aggrappa all’attaccatura delle narici, senza sguardo nelle cavità spente, sono i fluidi che scorrono sotto la pelle sudicia a dire che la vita prosegue, nonostante le tumefazioni.
Il tempo di voltarsi e gli occhi (Eyes) tornano protagonisti. Sull’iride lucente di un giovane, recuperato da un passato classico, si riflette tutto il mondo circostante. E i colori dell’epidermide si conformano a quelli del paesaggio appena intuito. Attraverso questo continuo transfer tra viso in primo piano ed un ambiente da immaginare, Lagarrigue costringe chi guarda allo stupore di scoprire qualcosa di familiare. Le dimensioni spesso notevoli delle tele, la tecnica di scomposizione e frammentazione dei particolari, che nasce dal ricorso alla fotografia digitale e all’elaborazione a computer in fase di preparazione, ci restituiscono l’architettura intima di ogni volto, quella che Jérôme considera un terreno d’incontro per affrontare l’altro.
Ma se la fotografia è in un certo senso il punto di partenza, sulla tela riemerge la materia: Mathias, attorno agli occhi, svela la consistenza di argille modellate con forza e a fatica. Un ambiente sereno, sguardi bonari e comprensivi, il collo aperto della camicia di Massimo, il suo sguardo sotto le lenti, trascinano fuori da ogni sensazione pesante. Un pizzico d’inquietudine torna nella seconda sala.
L’immagine di una donna seduta, impossibile da mettere a fuoco, ad esclusione del ventre adagiato e protetto, il segno universale dell’attesa: Pregnant. Le ultime tele sono un omaggio a Roma, ospitale e seducente per questi artisti francesi che hanno l’invidiabile opportunità di poterla osservare dai loro laboratori in cima a Trinità dei Monti. Così il Colosseo, meritevole di ben sei tele, diventa il perno attorno cui scorre e ruota, indefinita, l’intera città. Il vicolo è una lama di luce dentro la penombra assicurata dai vecchi palazzi, mentre Fiumicino è un’immagine dall’alto, i colori sono quelli dell’Africa del Nord, la prospettiva deriva da certi programmi software che permettono di localizzare gli edifici sul territorio.
L’ultimo sguardo è quello di Lea, in primo piano le sue dita aggrappate alla cinta, che si volge lontano in direzione, ci viene naturale pensare, della terra da cui proviene.
patrizio patriarca
mostra visitata il 22 settembre 2006
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