Appese ad un’altezza di otto metri lungo le pareti del foyer del Teatro India, le grandi tele di Piero Pizzi Cannella sembrano un vero e proprio ciclo di affreschi. L’aula rettangolare, il soffitto molto alto a capriate, l’ingresso su un lato breve e quello opposto occupato da una tela di vaste dimensioni, conferiscono all’ambiente una parvenza decisamente basilicale. E proprio come in una chiesa il ciclo della navata conduce a quello absidale, ci troviamo di fronte ad un percorso, un viaggio fatto di tante mappe. Ma i riflettori puntati e lo scorcio di un palco ricordano pure la finzione dello spazio scenico, lasciando ad ognuno la propria interpretazione.
Le tele stesse portano in luoghi immaginari, sono come le definisce l’artista “mappe per andar via” o “mappe di pace”. Il riferimento al presente è d’obbligo come lo fu Diari di guerra, mostra del 1991 a ridosso della Guerra del Golfo. Ma i contorni di continenti inesistenti non tolgono alle opere il loro carattere figurativo, le tele sono al tempo stesso terreno in cui ha trovato sfogo l’istinto e l’azione della mano dell’artista e spunto di riflessione. Come evidenziato da Achille Bonito Oliva, curatore della mostra e autore del testo nell’eccellente catalogo, i finti continenti galleggiano sulla tela in modo assolutamente bidimensionale, in modo che mai lo sguardo dello spettatore si possa fermare ostacolato da “ricatti visivi o blocchi d’attenzione”.
Il disegno e la pittura si fondono, sconfinando l’uno dentro l’altra, così il colore scivola fuori dai contorni tracciati dalla matita, ma allo stesso tempo il segno resiste sotto i colpi della materia corposa gettata dal pennello. L’occhio del visitatore sta alla mappa come la mano del pittore sta alla natura. Pizzi Cannella diventa demiurgo del creato come lo spettatore lo è del suo viaggio immaginario. Della carta geografica tout court rimangono reticolati, particolari di paesaggi a cui si sovrappongono sequenze numeriche come in Almanacco, bandiere (dipinte da Rossella Fumasoni) come in Mappa d’Oriente. O ancora le scure Cattedrali, le successioni lunari di Luna o Luna Nuova e le costellazioni della Mappa delle Stelle.
Di queste tele (tutte circa 3×7 metri) inedite e datate 2002-2004, sono esposti in un’altra sala bozzetti e disegni preparatori. Una decina in tutto sia su tela che su carta, hanno la stessa corposità di materia delle loro versioni definitive. Icastiche alla stregua di un mosaico ravennate, avventurose come un poema omerico, per accompagnare ognuno nel proprio viaggio.
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