La prima iniziativa della serie è dedicata agli artisti Fernanda Alvarez, Lidia Benavides, Sandro Giordano e Sandra Fernandez Sarasola, autori di opere incisorie sperimentali eseguite a Madrid nella Stamperia dell’Editore Oscar Manesi.
Le quattro opere monocromo di Lidia Benavides, selezionata per l’edizione 2000 del Salone Internazionale d’Incisione Estampa, hanno come punto di partenza la macrofotografia elaborata con alcune tecniche calcografiche, quali l’acquatinta, la puntasecca e la fotoincisione, stampate senza margini secondo la tecnica della “cortadura a sangre”. La sua ricerca, improntata sull’analisi delle capacità espressive e compositive della luce come elemento plastico, giunge ad una sintesi densa di liricità il cui dinamismo, espresso attraverso la trasparenza della fonte luminosa, cattura lo sguardo all’interno di indefiniti vortici.
Sandra Fernandez Sarasola e Fernanda Alvarez, formatesi nella Scuola d’Incisione e Editoria di Oviedo, utilizzano contemporaneamente diverse tecniche di stampa quali l’acquaforte, la serigrafia, la fotoincisione e la puntasecca con interventi aggiuntivi di collages e ritocchi manuali. Le tre opere della Sarasola indagano sulla città di Madrid che da mappa si trasfigura in un tracciato cibernetico, al quale si sovrappongono dei grandi fiori colorati, accompagnati da piccole bustine trasparenti che racchiudono fili d’erba, a voler sottolineare il rifiuto per la speculazione edilizia a favore di una rifioritura della splendida città. Nelle due proposte della Alvarez, realizzate su carta oleata, robuste gambe si accingono a calpestare esili fili d’erba a significare il continuo disinteressamento dell’uomo per una natura sempre più sofferente.
Nell’opera del cagliaritano Sandro Giordano, che vede la sua formazione presso la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia, la proposta grafica, realizzata con la tecnica della xilografia stampata a mano, è quella di una natura incontaminata, rappresentata da una distesa boschiva che evoca linearismi tratti da stampe giapponesi, i cui toni conferiscono all’opera la parvenza di una foresta fossile dal sapore irreale.
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Roberta Vanali
(vista il 28 aprile 2001)
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