Appare come immersa in un pulviscolo aureo, la Sala delle Volte all’ExMà, occupata da preziose opere lignee accomunate dalla tecnica di doratura, delle più raffinate vesti, anticamente realizzata da escultores ed entalladores, maestranze riunite in corporazioni e confraternite nel quartiere della Marina a Cagliari.
La scultura devozionale ebbe fondamentale importanza nel periodo della Controriforma, momento in cui la Chiesa guardava maggiormente all’arte come mezzo di divulgazione evangelica e commissionava opere di statuaria lignea con precise peculiarità, quali gli occhi o le mani rivolte al cielo, in segno d’invocazione, accompagnate da un aspetto ieratico, sottolineato dall’intensa fissità dello sguardo che rivelava la santità della figura.
Numerosa la statuaria lignea realizzata in Sardegna, tra il XVI e XVII secolo – periodo di dominazione spagnola – con la tecnica dell’estofado de oro, per mezzo della quale alla doratura seguiva la copertura uniforme attraverso la cromia successivamente asportata con strumenti ossei appuntiti, in modo tale da far trasparire l’oro sottostante.
I motivi decorativi, la cui tecnica d’esecuzione è denominata graffio, imitavano tessuti quali il velluto cesellato, il damasco classico e quello bicromo, il broccato e il raso lanciato ed erano parte di due principali filoni: a schema fisso o modulare, a rievocare le finezze dei tessuti realizzati al telaio, quali losanghe con varianti quadrilobate, e motivi geometrici come fusaiole e graticci; la seconda categoria o a schema libero era costituita da un ramage continuo o a voluta fitomorfica e a bouquet radiante.
Talvolta gli apparati decorativi non si limitavano a decorazioni floreali o astratte ma riprendevano motivi profondamente allegorici quali la stilizzazione del melograno o del cardo, ad evocare la Passione di Cristo e la salvezza eterna dell’anima.
E’ possibile ammirare un raffinato esempio della rappresentazione stilizzata del cuore di cardo nella scultura policroma più grande della Sardegna dedicata a Sant’Agostino e proveniente nell’omonima chiesa cagliaritana.
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roberta vanali
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