La magia del Carnevale, dal latino carnem levare, ad indicare l’astensione delle carni nel periodo precedente alla Quaresima, viene catturata dall’obiettivo di Marina Anedda (Nurri, 1960).
L’allestimento è minuziosamente curato perché le fotografie, che occupano la parte centrale di una delle sale espositive dell’Exma’, sono accompagnate da immagini del Carnevale proiettate nel soffitto. Compaiono figure variopinte in una sfilata senza tempo e spazio, dove la città si può solo intravedere perché i protagonisti sono le maschere. Diavoli rossi danzano festosi intonando canti in lingua sarda in un esasperato girotondo. Sullo sfondo di pupazzi di cartapesta, che assistono silenziosi, tamburi e piatti suonano con un ritmo giocoso. Poi, al grido di “Al fuoco!” si compie l’uccisione del Carnevale che secondo la tradizione
La mostra pone l’accento soprattutto sulla fase di preparazione al Carnevale, un dietro le quinte all’interno della Chiesa di Santa Restituta a Cagliari. Proprio in questo luogo sacro, sede dell’associazione Gioc, l’occhio attento della fotografa coglie gli attimi della nascita dei personaggi. Vicino all’altare, sotto crocefissi e Santi, le figure con estrema naturalezza si privano delle loro vesti e indossano gli abiti stravaganti della festa, truccano i loro volti in maniera sensuale e provocatoria. Immagini a volte sfuocate, ad indicare l’estrema naturalezza dei gesti e a rivelare che il “mosso è il riflesso di un dinamismo interiore più che di un movimento reale e lo sfuocato fa emergere l’individuo trasfigurato, la maschera da un contesto indefinito”, come afferma la curatrice Margherita Coppola.
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