Il Coniglio Bianco, araldo dell’immaginario dell’Alice di Lewis Carrol, è il personaggio psicopompo (il mitologico accompagnatore di anime), col quale Silvia Argiolas si identifica per compiere un profondo viaggio dell’anima.
All’inizio la gestazione: nell’installazione pittorica Clinomania le 21 tavole a stele larga di piccola dimensione (come dei contenitori materni) illustrano una regressione, lo stato embrionale del Coniglio Bianco. L’embrione di coniglietto, chiuso nel suo liquido amniotico, compie prove di esistenza: cresce, rimpicciolisce, vaga in uno spazio abitato da arbusti senza radici né chioma. Successivamente, due tavole circolari appaiono una specchio dell’altra, November Rust e October Rust simboleggiando la presa di coscienza delle polarità che caratterizzano la vita: il bianco e il nero, il pieno e il vuoto, la presenza e l’assenza.
Cold seed, la seconda installazione, è l’uscita dalla gestazione e la nascita: piccoli infiniti embrioni tenuti insieme dal cordone ombelicale comunicano un ingresso forse precoce nel mondo. Come ecografie della memoria individuale, l’artista espone a questo punto due serie di sei documenti d’ufficio sotto fogli di acetato verde. In questo ciclo di trasformazione Argiolas mette in risalto la priorità del segno dell’essere umano (il Coniglio Bianco disegnato, le cancellature a penna, gli appunti a matita). Contro l’alienazione della macchina che allontana l’uomo dalla sua possibilità di incidere in prima persona nella propria storia, il segno autografo rappresenta l’importanza di agire la propria storia (anche quando si trattasse di cancellare dati sgradevoli).
Al di là della rinascita sorgono le visioni di infidi volatili che perseguitano il volto di un’infanzia già ferita (Visionary 7-1), mentre timide anime di coniglietti nuotano nello spazio intorno. Il viaggio termina con Alice 1 e Alice 2, un dittico e una opera unica per rappresentare il Coniglio Bianco nella sua raggiunta identità corporea adulta e matura.
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