Sono 30 le opere che rappresentano Morning Prayers, la mostra con cui Simone Dulcis (Milano, 1971) presenta la sua ultima produzione pittorica. In perfetta sintonia con la struttura dello Studio di Architettura Cinquantunoundici a Cagliari, l’esposizione -curata da Roberta Vanali- propone in un certo senso un ritorno al passato dell’artista che, nei segni e nella lavorazione della materia pittorica si riappropria, rivivendoli, dei gesti iniziatici che hanno caratterizzato alcune sue opere precedenti dedicate alla terra. In queste ultime, dove la materia è industriale ed ha una corposità sempre più consistente, non è più il rapporto tra l’uomo e la terra, a cui in precedenza era dato un valore primario, ma è l’essenzialità del gesto, ripetuto come rituale propiziatorio, a scaturire. Come il contadino semina compiendo un rito prestabilito, così l’artista dipinge ogni mattina, vivendo la sensazione di compiere un rituale. Morning Prayers nasce da una diversa valutazione nei confronti dello spazio e da un’interazione continua e ripetuta con l’ambiente esterno.
L’importanza attribuita da Dulcis alla scansione ritualistica dei momenti e degli atti pittorici costituisce l’elemento distintivo di questa ultima produzione, dove comunque, sono riconoscibili i concetti essenziali della sua pittura. Il disagio interiore di vivere sempre su una linea di confine si ripercuote nella violenta lacerazione della densa materia cromatica, esprimendo, allo stesso tempo, una forte attrazione per tutto ciò che è metropolitano. Oltre al concetto spirituale di rituale – preghiera, a cui si riconduce il
Il colore accompagna le sensazioni ed esprime continuamente stati d’animo: insieme al rosso, il giallo e il nero bitume, si fanno spazio tonalità non ben definite di bianco e nero amalgamate in pastose consistenze che consentono di incidere e graffiare con maggiore veemenza. Nella seconda sala trovano posto gli ieratici “Totem”. La rappresentazione totemica, oltre ad avere un valore iniziatico e propiziatorio, consente all’artista di esorcizzare il male e il dolore, presentandosi come elemento catalizzatore delle esperienze di un’intera comunità. D’altra parte, ancora una volta, Simone Dulcis, realizzando dei veri e propri dipinti tridimensionali, ha voluto affermare la sua identità e l’intensa ed irrinunciabile passione per la pittura.
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