«Pur consapevoli della precarietà delle ipotesi, proponiamo una visione dinamica della realtà, impegnandoci ad esprimere, con metodo sperimentale, l’incessante fluire di verità provvisorie da continui scontri dialettici di ragione, pulsioni inconsce, componenti ambientali di ogni genere che transagiscono, avanzando irripetibili e mai definitive soluzioni fra le tante possibili. Il nostro impegno si assolve attraverso lo snodarsi di due caratteri del nostro processo figurale: forme-base e la loro conseguente ripetizione variata a carattere transazionale, attraverso la serialità. Nell’uno e nell’altro consideriamo implicito il rifiuto della casualità nella scelta del meccanismo (e quindi dell’apriorismo) nonché dell’automatismo, che priverebbero il processo dialettico di uno dei suoi indispensabili poli. La presentazione simultanea di più prove variamente ripetute permette una verifica biunivoca, rispetto al divenire del reale, attraverso il criterio transazionale applicato alle arti della visione. »
Tonino Casula – Ermanno Leinardi – Ugo Ugo – Italo Uzeri.
Vero e proprio manifesto, quello che compare direttamente sull’invito della mostra organizzata nelle candide sale del Civico Museo d’Arte Contemporanea di Calasetta. Una mostra che apre la stagione estiva e che ripropone a più di trent’anni di distanza dalla nascita, il quartetto del Transazionale, quasi a voler sottolineare l’importanza di quelle sperimentazioni che allineavano la ricerca artistica sarda alla produzione internazionale. Nato a Cagliari nel 1966, il gruppo venne presentato da Corrado Maltese. I Transazionali si proponevano di svecchiare l’arte sarda giungendo a esiti fra il decorativismo cromatico, la serialità, e le ricerche legate all’ottica, secondo quel ramo della psicologia contemporanea che studia i meccanismi psichici che avvengono reciprocamente tra la percezione retinica dell’osservatore e l’oggetto percepito, in cui interviene sempre l’esperienza individuale. Le teorie della scuola tedesca vengono impiegate con diversi linguaggi: l’op-art per Casula, l’astrattismo geometrico per Leinardi e Ugo, suggestioni espressioniste per Utzeri. Ripetono in serie, forme e segni, in evoluzioni e soluzioni diverse, ma legate l’una con l’altra in una ricerca, a differenza dei seguaci dell’optical-art tedesca, della parte emozionale del dipinto.
L’opera quindi come esperienza emotiva, ma che non vuole rinunciare al rigore geometrico e alla matematica. Esposte in quella straordinaria sala semicircolare che guarda attraverso la grande finestra direttamente sul mare, le opere, s’inseriscono perfettamente nel percorso espositivo della collezione permanente. Già, perché, oltre ai transazionali, sono visibili anche molti altri nomi della produzione aniconica sarda e internazionale, con rappresentanti di tutto rispetto: Veronesi, Munari, Calderara, Campus, Fontana, Jean Leppien, Michel Seuphor, Sonia Delaunay, Sergej Poliakof, Peschke, René Pierre Talcoat, Hsiao Chin e tanti altri. Una collezione di più di cento pezzi, tra tele e grafiche, tutta dedita all’astrazione, sia essa geometrica, informale o concreta, che copre l’arco cronologico di un decennio 1960/1970. È un piccolo ma ricchissimo centro d’arte astratta quello che l’amministrazione comunale ha messo su con la collaborazione di Ermanno Leinardi; perché Calasetta, non evochi più solo splendide spiagge di sabbia bianchissima, ma anche un museo – bianchissimo pure lui – da vivere come un tuffo nell’arte contemporanea isolana e non solo.
Andrea Delle Case
(vista il 1 luglio 2001)
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