Nel l974 il cuore della Sardegna subisce la violenza metallica e acciaiosa dell’insediamento della Società Chimica del Tirso e fibra del Tirso. Torri a perdita d’occhio, tubi e strutture scintillanti al sole caldo della Sardegna, stravolgono un paesaggio uguale da sempre. Sono gli anni dello sviluppo prepotente, dell’industrializzazione a tutti i costi, che vedono la trasformazione di una società prevalentemente agro-pastorale, come quella delle zone interne della Sardegna, in efficiente società operaia, destinata ad un avvenire migliore…
Questo è, perlomeno, quello che l’industria chimica vorrebbe trasmettere, attraverso una cartella d’incisioni, commissionata ad alcuni artisti isolani e non, per celebrare la nascita del nuovo polo industriale di Ottana. Nessuna glorificazione trasparirà, tuttavia, da quelle carte; nessun entusiasmo “marinettiano”; nessuna esaltazione di modernità, anzi. L’interpretazione che i 20 artisti daranno del mostro d’acciaio, non corrisponderà alle esigenze propagandistiche della Società. Risultato: le incisioni subiranno la censura e la mancata distribuzione.
Ora quella cartella, dopo la forzata permanenza, di quasi trent’anni in chissà quale degli uffici dirigenziali della Società, riemerge prepotentemente, grazie a Franco Mulas e al Centro studi Guiso.
Renzo Vespignani, Giovanni Canu, Alberto Gianquinto, Titina Maselli, e Italo Scelzasono alcuni degli autori di quelle 20 incisioni, esposte precedentemente ad Orosei (NU), ed ora, grazie all’Assessore alla cultura, nonché storico dell’arte Giorgio Pellegrini, visibili anche nel capoluogo sardo.
Nella mostra cagliaritana, allestita nella Sala delle Mura del Ghetto in Via S.Croce, alla Cartella di Ottana, si aggiungono le incisioni di un’altra utopia industriale quella di Carbonia.
La città mineraria nata ex-novo durante il Ventennio, per assolvere la funzione di cittadina operaia nei luoghi del carbone, vanta, oltre ad un valore architettonico, anche alcune incisioni che ne celebrano la nascita e l’operosità. Poche opere, ma significative, che raccontano la costruzione della città, le sue miniere, e i suoi protagonisti visti dall’arte di Giovanni Marras, Foiso Fois e Battista Ardau Canna. Legata alla mostra, ci sarà poi una tavola rotonda, per discutere sul rapporto tra arte e industrializzazione in Sardegna nel secolo appena trascorso.
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