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Il Seicento a Mendrisio

di - 4 Aprile 2006
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[04|04|2006] |||arte modernamostra

Il Seicento a  Mendrisio

FRANCESCO E INNOCENZO TORRIANI
OPERE E VICENDE DI DUE ARTISTI DEL SEICENTO

conferenza stampa giovedì 6 aprile 2006 | ore 11.00 | inaugurazione sabato 8 aprile 2006 | ore 17:00 | museo d’arte mendrisio | mendrisio



L’esposizione organizzata dal Museo d’Arte Mendrisio, a cura di Laura Damiani Cabrini e di Anastasia Gilardi, si incentra sulle personalità dei pittori secenteschi originari di Mendrisio Francesco (1612-1683) e Francesco Innocenzo Torriani (1648-1700). La loro riscoperta si presenta come un importante tassello che si aggiunge al variegato mosaico di conoscenze sull’arte lombarda del Seicento. Padre e figlio, cui si deve la nascita della prima – in assoluto – bottega pittorica attestata stabilmente sul territorio della “Lombardia Svizzera”, lavorarono attorniati da un cospicuo numero di allievi per soddisfare importanti commissioni destinate soprattutto ad edifici di culto. La loro opera, che non mancò di esercitare un impatto considerevole sulle vicende pittoriche in area insubrica fino ai primi decenni del Settecento, venne disseminata in tutta l’alta Lombardia: a Varese, Como, in Valtellina e in Valchiavenna. Ma la loro attività non si limitò alla regione lombarda; operarono anche per prestigiosi committenti in area tedesca, nei cantoni della Svizzera interna e alle abbazie dell’antica diocesi di Passavia, nella Bassa Baviera e nell’Austria settentrionale.

Se Francesco e Innocenzo Torriani godettero in vita di buona fama, come attestano i numerosi dipinti citati negli inventari delle migliori collezioni comasche e ticinesi, oltre alle importanti commissioni ricevute in ambito ecclesiastico, essa tuttavia si incrinò inspiegabilmente alla loro scomparsa. La loro notevole reputazione riecheggia ancora nei fondamentali dizionari d’arte tardosettecenteschi del Füssli e del Giovio, i quali contribuirono a delineare per entrambi una fisionomia artistica che oggi può in grandi linee essere confermata. Sia il Füssli che il Giovio sottolineavano gli addentellati della loro pittura con l’opera di Guido Reni, a tal punto – si dice – che i dipinti di Francesco venivano confusi con quelli del divino Guido, trovando così particolare fortuna nell’ambito nel collezionismo contemporaneo europeo, soprattutto inglese. Scarsamente considerati nel secolo successivo, allo studio dei due autori diede rinnovato impulso Giuseppe Martinola, le cui ricerche su Francesco e la bottega





confluirono nella storica esposizione del 1958. Le curatrici si sono potute avvalere delle più vaste conoscenze filologiche e documentarie acquisite negli ultimi decenni sulla pittura del Seicento in area settentrionale, ciò che ha loro permesso di meglio valutare la produzione dei due artisti, e di costituire un catalogo di dipinti destinato nel tempo ad essere ulteriormente accresciuto.


Nato nel 1612 a Mendrisio, Francesco si formò tra Como, Bologna e Roma, dove soggiornò sicuramente tra il 1639 e il 1640. Nel suo stile colto e raffinato, per buona parte estraneo ai grandi filoni dominanti nella coeva tradizione milanese, confluiscono suggestioni derivate dalla lezione del Morazzone, ma anche evidenti aperture nei confronti del naturalismo caravaggesco, tradotto in un linguaggio austero e classicista.
Il figlio Innocenzo nacque pure a Mendrisio nel 1648. Dopo un apprendistato sicuramente maturato nella bottega paterna, si affinò pittoricamente e culturalmente a Milano, nell’ambito dell’Accademia Ambrosiana di Antonio Busca. Da qui la ripresa dei cardini della pittura lombarda, riproposta in chiave scenografica e teatrale, con evidenti aperture barocche.

Il percorso dei due pittori viene messo a fuoco tramite le opere ospitate nei locali del Museo, alcune delle quali restaurate per l’occasione: una quarantina circa tra pale d’altare e dipinti di piccolo formato di collezione privata. Tra quelle di Francesco assume particolare rilievo la splendida serie delle Formelle del Rosario della Parrocchiale di Mendrisio, realizzata tra il 1653 e il 1660, e l’Immacolata Concezione del Santuario della Madonna dei Miracoli a Morbio Inferiore, restituita al suo smagliante repertorio cromatico dal restauro eseguito in occasione della mostra. Il percorso di Innocenzo si concentra su opere per la maggior parte inedite, che testimoniano la predilezione giovanile del pittore per un repertorio di genere che ha pochi confronti nella Lombardia del periodo. Affiancate alle opere dei due Torriani i dipinti che illustrano il contesto pittorico nel quale maturò il loro stile, come le tele lasciate in zona dall’affascinante figura del Maestro della Natività di Mendrisio; un’inedita serie di formelle del Rosario di Giovan Battista Discepoli, detto lo Zoppo di Lugano e una pala d’altare di Carlo Francesco Nuvolone.




Francesco e Innocenzo Torriani.

Opere e vicende di due artisti del Seicento

Dal 9 aprile al 18 giugno 2006

Da martedì a domenica: 10.00 – 12.00 / 14.00 – 17.00. Lunedì chiuso

Prezzi entrata: fr. 8/5 (€ 6/3,5)

Prezzo Catalogo: fr. 40 (€28)

Specifica Catalogo: edizioni Museo d’Arte di Mendrisio, pp. 200; n. 55 tavole a colori e 40 b/n. Contributi di: Laura Damiani Cabrini, Anastasia Gilardi, Simone Soldini, Paolo Vanoli, Francesco Frangi, Lara Calderari

Catalogo e mostra: a cura di Laura Damiani Cabrini e Anastasia Gilardi

Mendrisio Museo d’Arte

Piazza San Giovanni

Casella postale 142. CH – 6850 Mendrisio

Telefono 0041 91.646 76 49

museo@mendrisio.ch

www.mendrisio.ch






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