All’interno di normalissime e quasi desuete teche di metallo, chiusi da una lastra di vetro, vengono mostrati al pubblico gli sviluppi dell’architettura contemporanea belga degli ultimi dieci anni. Il risultato è affascinante: non si deve fare altro che guardare le fotografie, i disegni, i plastici che illustrano una serie di nove interessanti progetti architettonici, tra cui uno solo di progettazione a scala urbana. Non serve affaticarsi per cercare di comprendere e interpretare la nuova rappresentazione computerizzata che rende difficilmente leggibili i caratteri del progetto, che spesso confuta i concetti rassicuranti di volume, superficie, confine, recinto, negandoli tutti in un colpo solo in nome di un’architettura che non è nemmeno zoomorfica ma liquida, impalpabile, inanimata e senza forma. Senza essere falsamente nostalgici, e con la consapevolezza che presto o tardi anche la rappresentazione computerizzata arriverà a codificarsi e a codificare l’architettura, è comunque consolante vedere opere fatte di muri, di vetro e acciaio, di tetti con le tegole, magari anche rossi. Il linguaggio degli architetti belgi presentato in quest’occasione sembra ripartire dalla lezione del moderno, affascinata dalla semplicità e dalla purezza derivante dall’accostamento di materiali diversi e dall’impostazione fortemente geometrica dello spazio. In questo si può notare una differenza, ad esempio, con le opere di Pierre Hebbelinck che erano state presentate nello stesso padiglione nella scorsa edizione della Biennale. In particolare la Maison Delauze dell’architetto belga erano un omaggio più alla pittura astratta della prima metà del secolo che non all’architettura dello stesso periodo: superfici bucate da aperture asimmetriche ne animavano la composizione. Nelle opere presentate quest’anno è più facile percepire la serietà, il rigore, la compostezza di edifici che si inseriscono nei diversi contesti, dalla città, alla periferia, allo spazio verde, con estremo rispetto e con grande modestia, pur senza rinunciare all’idea di architettura come altro dalla natura. Non si tratta certo di un passo indietro o di un’arretratezza di questi progettisti rispetto a coloro che già si sono tuffati nella virtualità architettonica: è solo un’altra modalità di pensiero etico riguardo all’architettura.
Francesca Pagnoncelli
[exibart]
Fino al 31 luglio 2026, 21Art Treviso ospita “L'ultima Utopia. Ceneri e germogli, cronache dal Presente” di Mario Ceroli, a…
È morto a 96 anni Cleto Munari. Designer e imprenditore, collaborò con Carlo Scarpa e Sottsass. Le sue opere sono…
Quarantesima edizione per Il Cinema Ritrovato: nove giorni di proiezioni, 540 film, ospiti internazionali e omaggi a Visconti, Verdone e…
Apre a Vico Equense, nella Penisola Sorrentina, il Museo Armando De Stefano: dipinti, disegni e oggetti dello studio raccontano la…
Uno degli appuntamenti meglio riusciti della settimana dell'arte di Basilea: un ex complesso direzionale dove incontrare collezionisti, artisti, dj, editori,…
L’artista giapponese-americana torna a Roma con una mostra alla Galleria Alessandra Bonomo che attraversa decenni di ricerca, tra minimalismo e…